La manifestazione
«Rivogliamo le lapidi» nasce il comitato Parri
Tra i promotori professori universitari, ex sindaci e numerosi esponenti del mondo politico e culturale. Via ad una raccolta firme, cartacea e sul web
SAN MINIATO. Fra i promotori ci sono diversi professori universitari, alcuni ex amministratori, tra cui due ex sindaci, e ancora personaggi del mondo culturale e politico cittadino. Un gruppo composito unito da un obiettivo comune: quello di riportare la lapidi sulla facciata del palazzo comunale. Questo lo scopo del neonato comitato “Ferruccio Parri” per il ripristino delle lapidi antifasciste sul palazzo comunale di San Miniato, nato in questi giorni sulla spinta delle polemiche innescate dopo la rimozione dell’8 aprile. «Un gruppo di persone che appartengono a realtà diverse – spiega la consigliera comunale Laura Cavallini –. Persone che si riconoscono nei principi e nei valori delle due lapidi». Il gruppo è deciso a perseguire ogni azione per ripristinare i due marmi firmati da Luigi Russo nel 1954 e da Oscar Luigi Scalfaro nel 2008. Primo passo una raccolta firme che è già partita in forma cartacea e che, a breve, partirà via anche via web attraverso un apposito blog. Tra i primi firmatari, oltre a Cavallini, ci sono i due predecessori di Gabbanini: gli ex sindaci Angelo Frosini e Alfonso Lippi. Con loro l’ex assessore Lorena Benvenuti, le ex consigliere Veronica Bagni e Vanna Profeti, nonché l’ex presidente del consiglio comunale Manila Pettinà. Tra gli aderenti anche il magistrato ed ex senatore Salvatore Senese, oltre a diverse personalità del mondo accademico: i professori Paolo Pezzino, Cristiana Torti, Mario Caciagli, Maria Fancelli, Saverio Mecca (direttore del dipartimento di architettura di Firenze) e l’ex archivista di San Miniato Roberto Cerri. E ancora Fulvia Baldinotti, Luigi Cianetti, Luigi Falchi, Caterina Matteoli e Piero Pistolesi. Tra gli aderenti, infine, non poteva mancare Renzo Ulivieri. «Perché chiediamo di riposizionare le lapidi? – spiega Cavallini – Semplicemente perché le lapidi sono fatte per stare laddove le persone possano vederle. Metterle in un museo significa archiviare la memoria. Entrambe sono la testimonianza dello sforzo dei cittadini e delle istituzioni di San Miniato per ricordare quel tragico evento». «Un percorso lungo settant’anni è stato cancellato di colpo», aggiunge l’ex sindaco Frosini, ripercorrendo il lungo percorso che fra 2001 e 2008 portò alla decisione di affiggere la seconda lapide: «Non fu una scelta che prendemmo con superficialità – ricorda – alle spalle c’erano più di 8 anni di lavoro. L’allora presidente del consiglio comunale, Vittorio Gabbanini, si disse entusiasta della scelta».
A chi sottolinea la difficile comprensione delle due lapidi dalla spiegazione contrastante, Roberto Cerri suggerisce una “soluzione tecnologica”: «Rimettiamo le lapidi e affiggiamo un Qr Code col quale scaricare tutte le informazioni e la bibliografia sulla strage del duomo».
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