Il Tirreno

Pontedera

«Una scelta saggia quella del sindaco»

di Cristiano Marcacci
«Una scelta saggia quella del sindaco»

Lo scrittore e giornalista Aldo Cazzullo, recente vincitore del premio Ghinetti, condivide la decisione di rimuovere le lapidi

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SAN MINIATO. È stato ospite di San Miniato nel dicembre scorso. Nell’occasione ricevette, dalle mani proprio del sindaco Vittorio Gabbanini, il premio giornalistico intitolato al compianto Roberto Ghinetti, iniziativa organizzata ogni anno dal Tirreno e dal Comune della Rocca. In quei giorni stava girando l’Italia per promuovere il libro “La guerra dei nostri nonni” (le storie di uomini e donne della Grande Guerra) ed ora si prepara nuovamente a scalare le vendite delle librerie con la sua ultima fatica, “Possa il mio sangue servire. Uomini e donne della Resistenza”.

Ad Aldo Cazzullo, scrittore e inviato ed editorialista del Corriere della Sera, non potevamo non chiedere una riflessione e un’opinione sulla maxi polemica che si è scatenata nella sua città “adottiva” in seguito alla decisione del primo cittadino di rimuovere dalla facciata del municipio le due lapidi, una di significato opposto all’altra, con le responsabilità della strage del Duomo del 1944.

«Innanzitutto – afferma Cazzullo – c’è da fare una premessa importante: chiunque affronta la questione deve avere massimo rispetto per il dolore. Non possiamo ovviamente sentenziare su qualcosa che non abbiamo vissuto, non possiamo permetterci di giudicare e di prendere nettamente una posizione. Perché noi non c’eravamo, loro invece, come l’ex allenatore Ulivieri ed altri, sì e portano nella memoria i segni di quel dolore e di quella sofferenza. Noi, quindi, ci dobbiamo solo inchinare di fronte a tutto questo. Non c’è da commentare, tutti hanno le loro valide ragioni».

«Detto questo – prosegue Aldo Cazzullo – a me pare che la scelta del sindaco di San Miniato sia saggia. Un conto sono la memoria personale, il ricordo di chi non c’è più, l’ipotesi che ognuno si è giustamente fatto. Un altro conto è l’approccio nei confronti di chi non c’era, non sa nulla e si trova di fronte a due lapidi di verità opposta. Il ricordo delle vittime e del dolore è l’aspetto principale, doveroso, sacro per tutti. Nel caso specifico, però, la posizione del sindaco è molto condivisibile. Non è poi così importante, infatti, stabilire chi è stato o chi non è stato con esattezza. La responsabilità di quei morti è di chi ha scatenato la guerra. È del duce, è del fascismo. I morti della campagna d’Italia sono sul loro conto, è responsabilità loro. Una responsabilità politica e morale. Siamo stati noi, all’epoca, a dichiarare guerra agli altri. Non bisogna dimenticarlo.

Le parole dette dal sindaco sono giuste. Vedrei bene anche una terza lapide, sostitutiva delle due precedenti, in cui si facciano i nomi delle vittime e si chiarisca che la responsabilità di quelle morti è da imputare unicamente ad una decisione sciagurata del duce, che trascinò il Paese nella guerra più sanguinosa che sia mai esistita».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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