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I ricordi del novantenne Aroldo

I ricordi del novantenne Aroldo

Salvadori, nome di battaglia “Guerra”, protagonista del 25 aprile a Pomarance

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POMARANCE. Settant’anni dal 25 aprile 1945. La sezione Anpi di Pomarance, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci sezione Montecerboli, Larderello e Serrazzano, col patrocinio del Comune di Pomarance, celebra il fondamentale anniversario. Il programma dei festeggiamenti prevede: alle 10 ritrovo davanti al municipio di Pomarance, a seguire corteo per le vie cittadine e deposizione delle corone di alloro ai monumenti del parco della Rimembranza e di via Garibaldi. Dopo i festeggiamenti ufficiali l’Anpi e le sezione Combattenti e Reduci organizzano, alle 13, “il rancio partigiano”, cioè il pranzo al sacco all’area esterna della villa di Monterufoli (nei pressi di Libbiano). Alle 16, stesso posto, testimonianza del partigiano montecerbolino Aroldo Salvadori. «Sono contento di non essere solo in una giornata importante come il settantesimo delle Liberazione – dice il novantenne Aroldo Salvadori, nome di battaglia “Guerra” – e ricordare quei giorni di settant’anni fa, ma non mi limiterei a parlare di memoria, bensì di storia, la Liberazione fa parte della nostra storia». Storia che ragazzi, spesso semplici e di appena vent’anni, hanno vissuto sulla propria pelle. «O andavi a fare la guerra, coi fascisti e i tedeschi, o andavi alla macchia», rammenta Dante Fabiani, presidente dell’Anpi di Pomarance, insieme con Aroldo Salvadori uno degli ultimi partigiani della zona. E aggiunge: «C’era il Comitato di Liberazione Nazionale che faceva riunioni clandestine, noi del ‘25 siamo stati l’ultima classe a essere chiamata, a me, ad Aroldo e a Libero Filippi arrivò la cartolina, minacciavano di arrestare la nostre famiglie così si partì. Da Pomarance, col pullman. Il maresciallo dei carabinieri ci dette anche la mano, ma alla prima fermata noi si scese. Ho fatto anche 72 giorni di carcere – ricorda Dante, il cui nome di battaglia in quell’inverno del ’44 era “Spada” - scegliemmo di darci alla macchia, è stata dura, ma si fece bene».

Gianni Bianchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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