Il Tirreno

Pontedera

Maestro condannato per i maltrattamenti

Era finito sotto accusa la prima volta per fatti avvenuti alla scuola elementare di Staffoli e la seconda per avere preso di mira un bambino a Pontedera

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PISA. Prima di arrestarlo per i fatti avvenuti alla scuola elementare Torello della Maggiore di Staffoli e denunciati dalla madre di un bambino portatore di handicap, i carabineri di Santa Croce sull’Arno entrarono nella scuola di notte, piazzarono micro telecamere per documentare com’era la vita in quella classe quando c’era il maestro Luigi Moretto, 61 anni, di Palaia, condannato in tribunale a Pisa, alla fine del processo di primo grado, per maltrattamenti verso i fanciulli.

Era la primavera del 2012, il caso fece clamore, divise le famiglie e i colleghi. L’insegnante ottenne prima i domiciliari e poi tornò al lavoro, venne però trasferito alla Maltagliata a Pontedera. Pochi mesi di lezione e un’altra famiglia si rivolse ai carabinieri di Bientina e della compagnia di Pontedera per esporre in una querela i metodi energici del docente. Un alunno era stato preso per una guancia da Moretto ed era tornato a casa con un ematoma (con sette giorni di prognosi, stando al referto del pronto soccorso). Non era un caso isolato, come è emerso in seguito. Una compagna di classe del bambino redarguito con pizzicotto aveva addirittura scritto una lettera a Babbo Natale per chiedere un altro insegnante.

I fatti avvenuti a Staffoli e a Pontedera, dell’inizio del 2013 e documentati anche qui dalle telecamere, sono stati uniti in un unico procedimento costato all’insegnante, che si è sempre difeso respingendo ogni accusa, una condanna alla pena di un anno e dieci mesi di reclusione e al pagamento delle spese processuali. Il giudice monocratico Donato D’Auria lo ha condannato anche al risarcimento dei danni in favore delle costituite parti civile da liquidarsi in separato giudizio, oltre alla rifusione delle spese di costituzioni e difesa delle parti offese.

Tra 90 giorni si conosceranno le motivazioni della sentenza. Il pubblico ministero Aldo Mantovani aveva chiesto per l’imputato la condanna a due anni di reclusione. Sia per gli episodi avvenuti a Staffoli che per quelli di Pontedera sono state ricostruite, attraverso le testimonianze e i video, tirate di polsi e di orecchie oltre che di mani, schiaffi, urla e offese. Un bidello della scuola di Staffoli ha detto che non ne poteva più di sentire urlare il maestro Moretto e di averlo visto più volte rincorrere il bambino con handicap che scappava impaurito. Nella requisitoria è tornata la storia della sedia mezza rotta che i bambini non potevano toccare. Serviva al maestro che la sbatteva per terra quando di arrabbiava. I filmati hanno documentato, secondo l’accusa, vari atti di violenza e «hanno dato pieno riscontro alle dichiarazioni delle persone offese», ha detto il pubblico ministero Mantovani.

A Pontedera poi la dirigente scolastica Daniela Travi, come ha raccontato lei stessa al dibattimento, era entrata più volte in classe, richiamata dalla voce di Moretto. Il pm ha ricostruito altri «atti ingiustificati e mortificanti” per gli alunni che hanno vissuto in una situazione di disagio. I difensori di Moretto, chiedendo l’assoluzione perché il fatto non sussiste, hanno puntato tutto sul fatto che il bambino di Staffoli era difficile da contenere, così come la classe di Pontedera «era difficile». E il maestro non ha agito per fare del male ai bambini. «Non era Staffoli e nemmeno Pontedera una scuola come l’asilo Cip e Ciop», ha detto l’avvocato Menzione. «Basta vedere i video per escludere che ci siano stati maltrattamenti», secondo i difensori. Dopo un’ora di camera di consiglio è arrivata la condanna.

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