Il Tirreno

Pontedera

Alloggio popolare umido e inadeguato per una famiglia

In cinque vivono in un appartamento per tre persone Lo sfogo: «Da tempo chiediamo un’altra sistemazione»

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SANTA MARIA A MONTE. Una storia di ordinario disagio, dove l’assenza di lavoro si accompagna alla richiesta di un luogo decente e dignitoso dove vivere. «Purtroppo una storia come tante altre», come sottolinea anche il sindaco Ilaria Parrella, ma che esemplifica abbastanza bene il quadro di un contesto sociale pesante, dove di solito il primo bersaglio è proprio il Comune.

Sotto accusa sono le condizioni fatiscenti di una casa popolare, a Montecalvoli, al piano terra di un condominio in via Sottili gestito da Apes. È qui, in un appartamento da tre persone al massimo che Rosaria Grieco, 23enne, disoccupata, vive insieme alla nonna di 81, al convivente (anch’egli senza lavoro) e alle due figlie di 2 mesi e 3 anni. Cinque persone divise in due camerette infestate dall’umidità e dal degrado. «Ogni volta che prendiamo gli abiti dall’armadio sono tutti bagnati - racconta Rosaria - Per vestire le bambine devo prima farli a asciugare sul termosifone». Il riscaldamento sempre acceso, però, non basta a togliere freddo e umidità da un immobile che avrebbe bisogno di ben altre attenzioni. «A gennaio abbiamo trovato anche i topi - aggiunge la donna - Non ce la facciamo più a vivere così. Da tempo mia nonna è seconda in graduatoria per ottenere il trasferimento, ma in Comune dicono di non avere nuove case da assegnare». Da qui le proteste della ragazza, per la quale l’amministrazione non avrebbe controllato a dovere alcune assegnazioni. «Ci sono persone nelle case popolari - afferma Rosaria - che risultano disoccupate ma che poi acquistano abiti costosi e auto di lusso». Un problema che la ragazza dice di aver fatto presente anche al sindaco, a cui avrebbe richiesto anche un aiuto per il lavoro. «Soprattutto per il mio convivente - dice - Almeno per qualche lavoretto di pochi mesi, perché in questo momento stiamo vivendo in cinque con la pensione di mia nonna da poche centinaia di euro».

«Magari - replica il sindaco Parrella - il Comune avesse gli strumenti per risolvere i problemi concreti dei cittadini. Di situazioni come questa ne abbiamo tante: non passa giorno senza che qualcuno che venga in Comune a chiedere lavoro. Il problema è che sempre più spesso ci si rivolge al Comune per cose che non ci competono. Possiamo mettere in campo piccoli strumenti di aiuto che richiedono, però, procedure e meccanismi da rispettare. E spesso è difficile farlo capire alla gente». Nel sentire comune, tuttavia, resta spesso la sensazione, come in questo caso, che l’aiuto finisca anche a chi potrebbe farne a meno. «Come dico sempre in questi casi - ribatte Parrella - chi ha degli elementi è invitato a mettermeli per iscritto, dopodiché farò tutti gli accertamenti necessari».

Giacomo Pelfer

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