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Camionista morto, Cassazione conferma quattro condanne
Due anni al titolare della ditta di trasporti “Mancini Attilio” La vittima (lavorava al nero) travolta da 6 tonnellate di vetro
CASCINA. La Cassazione scrive l’ultima parola sulle responsabilità per la morte di un pensionato schiacciato dalle tonnellate di vetro trasportate all’interno della Saint Gobain dal camion guidato per conto di una ditta che lo faceva lavorare al nero.
I giudici della Suprema Corte hanno respinto i ricorsi dei 4 condannati in appello - conferma del primo grado con 3 assoluzioni sulle 7 condanne inflitte dal Tribunale di Pisa - per omicidio colposo.
I condannati. Si tratta di Franco Mancini, 80 anni, di Cascina, titolare, all'epoca dei fatti, della ditta di autotrasporti "Mancini Attilio Srl", a cui è stata confermata la pena di 2 anni; di Gianfranco Cecconi, 67 anni, al tempo addetto al magazzino, pena di un anno così come per Maurizio Raugi, 51 anni della Coop Altea Igs; di Andrea Magnani, 41 anni, sempre dell’Altea Igs, a 9 mesi. Solo per Cecconi la Cassazione ha annullato senza rinvio la concessione della sospensione condizionale al pagamento della provvisionale a favore delle parti civili.
La vittima. Si chiude dopo quasi 9 anni dall’infortunio mortale la vicenda processuale avviata dal decesso di Carlo Pratelli, 62 anni, di Pontedera, ucciso il 26 giugno 2006 alla Saint Gobain di Porta a Mare da 6 tonnellate di lastre di vetro.
La dinamica. L’incidente era avvenuto mentre Pratelli stava completando le manovre di aggancio della motrice al rimorchio sul quale erano ancora in corso le operazioni di carico delle lastre di vetro. Il pensionato aveva agganciato la ralla della motrice al semirimorchio, era sceso dal mezzo e aveva sollevato gli stabilizzatori azionando l'apposita leva.
«Ciò aveva determinato una situazione di instabilità del carico, che era caduto dalla parte destra dove si trovava il maggior peso ed aveva investito il camionista» scrive la Cassazione.
Ruoli e responsabilità. Mancini, in qualità di coamministratore della Autotrasporti Mancini Srl (l'altro coamministratore Mario Mariano Mancini nel frattempo è deceduto), e anche di datore di lavoro del Pratelli, «che peraltro non aveva neppure regolarmente assunto, non aveva impartito al lavoratore la formazione specifica inerente il particolare trasporto da effettuare in quanto – rilevano i giudici –. In particolare, non lo aveva reso edotto dell'obbligo di stare lontano dal semirimorchio durante le fasi di carico vieppiù nello stabilimento in cui era avvenuto l'infortunio, dove vi erano ben cinque linee di carico ed, in ragione di ciò, avrebbero dovuto essere adottati modelli organizzativi atti ad evitare che gli autisti stazionassero nei luoghi riservati al carico».
Per Cecconi, secondo la Cassazione, «in qualità di responsabile del magazzino spedizione float e responsabile della Saint Gobain Glass Italia nonché responsabile del piano di coordinamento della sicurezza relativamente alla attività di movimentazione della merce appaltata alla ditta Altea, nel piano predisposto aveva omesso la considerazione dei rischi connessi alla presenza di varie imprese di trasporto che operavano all'interno del magazzino; inoltre, nel piano stesso era contraddittoriamente previsto che gli autisti dovessero rimanere vicino ai propri mezzi durante le operazioni di carico».
Infine, Raugi e Magnani, «nelle rispettive qualità di responsabile di cantiere e caposquadra della ditta Altea, appaltatrice dell'attività di movimentazione della merce della Saint Gobain Glass Italia, non avevano verificato il rispetto delle disposizioni finalizzate alla sicurezza dei lavoratori ed era, anzi, emerso che sussisteva una prassi generalizzata per cui i rimorchi venivano caricati quando ancora non erano agganciati alla motrice, contrariamente a quanto era previsto nelle istruzioni operative, benché in esse fosse indicata genericamente la possibilità di deroghe in casi eccezionali».
Il risultato di questa catena di errori fu la morte di Pratelli e le conseguenti condanne per responsabilità ribadite dalla Cassazione.
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