La manifestazione
«Dacci l’incasso o ti ammazziamo»
Terribile faccia a faccia con i banditi della titolare di un’azienda agricola: la picchiano per portarle via 150 euro
SANTA MARIA A MONTE. Ieri mattina, Rosalba Cappellini, 67 anni, nata a Pistoia, ha aperto la sua azienda agricola “La Verde Oasi”, lungo la via Francesca a Santa Maria a Monte, come ogni giorno. È entrata nella sera e ha cominciato ad occuparsi dei suoi fiori. Ma non era come le altre mattine. Aveva un peso sullo stomaco e mille domande le giravano per la testa. La sera prima, tra le 18.30 e le 18.45, lei, commerciante di piante da una vita, si era trovata per la prima volta faccia a faccia con due giovani che per prendere solo 150 euro non hanno esitato prima a minacciarla con una pistola e poi a picchiarla. Quando uno dei due giovani, entrambi indossavano un casco integrale, ha cominciato a urlare “Dammi i soldi, questa è una rapina” a Rosalba ha cominciato a girare la testa. Non voleva credere che quello che le stava capitando fosse la realtà. Lei ha una piccola attività, è rimasta tanti pomeriggi, specialmente nei lunghi inverni, da sola al lavoro, nella serra. Nessuno le ha mai fatto del male. I due si sono subito divisi i compiti. Uno si è avventato sulla povera commerciante, l’altro è andato diretto al registratore di cassa. «Mi ha fatto sdraiare sul banco dove erano sistemate le piante», ha raccontato la donna ai carabinieri di Santa Maria a Monte e della compagnia di San Miniato.
Nella cassa non c’era un euro e questo ha fatto aumentare la rabbia dei due. La titolare dell’azienda agricola aveva appena preso 150 euro dal registratore di cassa e se li era messi in tasca. Ma quando la donna ha capito di essere in pericolo ha preso i soldi e li ha consegnati. Briciole. I malviventi hanno cominciato a minacciarla con la pistola, dicendo che l’avrebbero ammazzata. Ma lei non aveva altro denaro. Rosalba ha cercato di gridare per spaventarli. Ma loro, quei due giovani armati, hanno preso del nastro adesivo per chiuderle la bocca. Poi hanno preso il cellulare della donna, che nel frattempo avevano picchiato – su una guancia sono visibili in segni delle percosse – e lo hanno gettato per terra, aprendolo in tre pezzi. Un modo per evitare che la donna desse l’allarme. Poi la fuga.
Gli aggressori hanno sempre tenuto il casco nero, con disegni chiari e con visiera scura. Uno era alto circa 1metro e 75 centimetri, di corportura normale, indossava jeans chiari, un giubbotto corto di colore grigio, parlava con accento stranieroed aveva la pistola. «Era simile a quella dei carabinieri – ha detto la donna – anche se più piccola». L’altro era più basso di statura e potrebbe essere meridionale.
Appena i due si sono allontanati la donna, trascorsi alcuni minuti in cui è rimasta attonita e impegnata a realizzare quello che le era appena capitato, ha chiesto aiuto ai carabinieri. La sera è passata tra incombenze varie. La denuncia, il tentativo di mettere a fuoco più ricordi possibili per aiutare i carabinieri nella ricerca dei malviventi. Mille pensieri. «Secondo me hanno sbagliato persona – dice la donna – cosa potevano pensare di trovare nella cassa di una serra?» Una domanda che nelle ultime ore la commerciante si è ripetuta più volte senza riuscire a trovare una risposta convincente.
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