Sicurezza
SU QUEI FATTI LA VERITA’ E’ SCRITTA
Gentile direttore, penso che il commento video-scritto del Buongiorno Toscana (visibile su www.iltirreno.it) sarebbe stato meglio che ella l'avesse evitato, per ciò che ha detto. Mi spiego meglio....
Gentile direttore,
penso che il commento video-scritto del Buongiorno Toscana (visibile su www.iltirreno.it) sarebbe stato meglio che ella l'avesse evitato, per ciò che ha detto. Mi spiego meglio. Non fa certo onore alla sua professionalità di "informatore" raccontare fatti, avvenimenti storia in maniera distorta o nel nostro caso improvvida. Come fa a dire che oggi non sappiamo la verità univoca sull'eccidio del Duomo? Le conosce le pubblicazioni a riguardo di P. Paoletti "1944 San Miniato- Tutta la verità sulla strage"; di Biscarini-Lastraioli "La Prova"; l'Inchiesta fatta dal Comune di San Miniato nel 2004 a cura di L. Paggi e altri "L'Eccidio del Duomo di San Miniato...". L'ha letto il dispositivo della sentenza del Tribunale militare di La Spezia del 2002 con cui viene archiviata la strage attribuita ai tedeschi? Penso di sì! E allora come fa a dire che la verità ancora non la sappiamo?
Addirittura ne sappiamo tre di verità: quella storica, quella giudiziaria e quella politica. Le prime due concordano in pieno è la terza che difetta. È in quella verità strumentale, politica, falsificata, infamante indegna della memoria delle vittime e dei familiari che si annida ancora oggi la rabbia del popolo sanminiatese da una lato per amore della verità (come me) dall’altro per l'attaccamento ad una ideologia a brandelli (Ulivieri).
Ha fatto benissimo Gabbanini a togliere le lapidi: ha fatto una cosa da sindaco, non come i suoi predecessori che ubbidendo agli ordini del partito si sono inventato "il delitto tedesco, compiuto dagli americani".
Beppe Chelli
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Gentile lettore,
ho rispetto della sua opinione, che non è l’unica. La tensione espressa nella sua lettera dimostra che gli animi non sono sereni. Io credo, ed è quel che ho detto nel Buongiorno Toscana, che non è rimuovendo le lapidi che si racconta la storia e che il sindaco ha agito con sorprendente disinvoltura. Le due targhe che raccontavano due versioni diverse sono esse stesse un pezzo di storia, pur se contraddittorie o palesemente false nei contenuti. Sono una narrazione incancellabile della divisione fra destra e sinistra che ha segnato l’Italia del Dopoguerra nella difficile lettura degli eventi storici. (om)
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