Il dolore
Lapidi rimosse il sindaco tira dritto «È la scelta giusta»
Confermata la volontà di apporne una nuova con i nomi delle vittime della strage. Atteso un commento della Curia
SAN MINIATO. Nessun ripensamento. Il sindaco Vittorio Gabbanini tira dritto, convinto della bontà di una scelta che improvvisamente ha riacceso sentimenti e dolori antichi. Una polemica rimasta sopita sotto le due lapidi “bipartisan” che fino a mercoledì provavano ad accontentare un po’ tutti, senza disconoscere il contesto storico che aveva originato la prima e insieme evitando di conferire alla seconda il certificato di una verità assoluta.
Perché la memoria resta un terreno delicato. E i passi per arrivare ad una memoria condivisa lo sono ancora di più. Da qui la contrapposizione tra le due lapidi, rimaste fino a pochi giorni fa l’una di fianco all’altra a raccontare lo stesso dolore ma con due colpevoli diversi. Da tempo il sindaco Gabbanini aveva annunciato la volontà di toglierle entrambe, convinto che questo possa essere il primo passo per superare divisioni e vecchi rancori. Volontà ribadita anche lo scorso dicembre e messa in atto un po’ in sordina in un anonimo pomeriggio di aprile. Niente annunci, nessuna comunicazione ufficiale, proprio per evitare il riaccendersi di discussioni. Invece non è bastato. E lo scontro fra il primo cittadino e mister Ulivieri ha fatto inevitabilmente da detonatore. Oggi, a distanza di cinque giorni dalla rimozione delle due lapidi, nonostante le polemiche infuocate e gli scontri verbali sfociati anche in una querela, Gabbanini conferma di non voler arretrare di un passo: «Non ho intenzione di cambiare idea - dice - Non ho alcun ripensamento, e posso assicurare che tutta la giunta è concorde con questa scelta». Rispedisce al mittente, quindi, gli attacchi degli ultimi giorni e gli appelli di chi lo ha invitato a tornare indietro. «Perché ne è stata fatta una questione politica - afferma - e così si è finito per perdere il senso vero di questa scelta». Una vicenda strumentalizzata secondo il primo cittadino, al pari delle vittime della strage. «La colpa è della guerra - ribadisce Gabbanini - e quindi è giusto che l’unica lapide affissa sul muro del municipio sia quella con i nomi delle vittime. Voglio proprio vedere chi sarà contrario».
Una lapide con tutti i nomi è già presente anche all’interno del duomo, affissa nel 1994 nello stesso punto in cui avvenne lo scoppio. A lungo si è dibattito sui motivi che portarono ad ammassare la popolazione all’interno della cattedrale. Una questione che per molti resta ancora aperta e che per decenni ha tirato in ballo anche una presunta responsabilità dell’allora vescovo Ugo Giubbi, poi “assolto” dalle più recenti indagini storiche. Proprio a quella vicenda, non a caso, l’ormai ex vescovo Fausto Tardelli dedicò un passaggio del suo primo intervento pubblico come nuovo titolare della diocesi sanminiatese. Oggi, con la sede vescovile ancora vacante, la Curia sceglie di non parlare, evitando di dare giudizi sulla scelta delle lapidi. Un riferimento alla vicenda, però, sarà riservato nel prossimo numero de “La Domenica”, il giornale informativo della diocesi, proprio per rimarcare l’attenzione sulla figura del vescovo Giubbi, a lungo accusato di connivenza con i tedeschi. Figura alla quale qualcuno, anche in questi giorni di polemiche - fanno intendere dalla Curia - avrebbe forse dovuto delle scuse.
Giacomo Pelfer
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
