Il dolore
Corsi (FI): era meglio lasciarne una
Per Ferraro (Nuovo Centrodestra) «è la polemica d’una città fuori dal tempo»
SAN MINIATO. «Il sindaco lo aveva detto. È inutile adesso polemizzare sul metodo: le lapidi o le togli in quel modo o non le togli più. Spero piuttosto che questa scelta possa essere un passo in avanti per superare le divisioni».
Quello della strage del duomo, da sempre, è un tema particolarmente caro a Carlo Corsi, consigliere comunale, capogruppo di Forza Italia, nonché pronipote del canonico Enrico Giannoni, il primo testimone che da subito sostenne la tesi del cannoneggiamento alleato difendendo l’estraneità del vescovo Giubbi. «Da bambino sono cresciuto con lui che mi raccontava questa storia - ricorda Corsi - All’epoca fu l’unico del clero sanminiatese a metterci la faccia, spendendo poi oltre 30 anni di vita a parlare con i superstiti e i familiari delle vittime. In questi giorni di polemiche mi sembrerebbe giusto che anche la Curia spendesse una parola per lui». È un giudizio sostanzialmente positivo, quello di Corsi, sulla scelta di rimuovere entrambe le lapidi. «Perché la seconda fu una forzatura - sostiene - Sarebbe stato meglio sostituirla con un’unica lapide che desse conto delle nuove conclusioni ricordando anche la prima versione. Allora avrebbe avuto un senso. Perché posso capire il contesto da cui nacque la prima lapide del ’54, ma ormai sono passati più di sessant’anni. Non mi convince, invece, l’idea di mettere una lapide con i nomi delle vittime: ce n’è già una in duomo nel punto della strage».
Parla invece di una «città fuori dal tempo» il responsabile del Nuovo Centrodestra Roberto Ferraro, che definisce insensate le polemiche di questi giorni. «La volontà di dare vita a un “museo della memoria” era nota da mesi - dice - Forse qualcuno pensava che l’annuncio fatto dal sindaco fosse un pesce d’aprile? Se poi vogliamo dire la verità fino in fondo, il sindaco avrebbe dovuto togliere solo una lapide dalla facciata del palazzo comunale, quella redatta nell’immediato dopoguerra che riporta un’odiosa e incredibile menzogna. In questi giorni San Miniato conferma di essere una strana città. Una città dove il tempo non passa mai, dove polemiche vecchie quasi un secolo continuano ad eccitare gli animi e i muscoli».
Un’ulteriore dimostrazione, secondo Ferraro, di quanto avvenuto con la vicenda del faro sulla Rocca. «Una città dove un faro a ricordo dei morti della prima guerra mondiale, frutto di una sottoscrizione cittadina di novanta anni fa, viene messo al bando perché additato quale strumento di propaganda fascista. Questa è San Miniato oggi. Una città che da anni arranca, affogando in inutili polemiche. Forse anche per questo la città fa fatica a trovare nuovi stimoli e nuove soluzioni per il suo rilancio». (g.p.)
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