Proteste
Biasci: «Ponte di Caprona, solite sparate»
CASCINA. Il progetto della ristrutturazione ed ampliamento del ponte di Caprona è stato rivisto, reso più economico e di più celere esecuzione (quindi con minor tempo di chiusura al traffico). Lo...
CASCINA. Il progetto della ristrutturazione ed ampliamento del ponte di Caprona è stato rivisto, reso più economico e di più celere esecuzione (quindi con minor tempo di chiusura al traffico). Lo dicono i sindaci di Cascina e Vicopisano interessati dall’intervento. Ma il Terzo Polo a Cascina interviene e li bacchetta. «In pratica si tratta, solo chiacchiere da bar, in quanto, il progetto che doveva essere cantierato nelle prossime settimane, oltre ad essere l'unico esistente, ha alle sue spalle un iter autorizzativo, con Delibera n.4 del 13 gennaio 2014 del Consiglio Provinciale; in oltre ha già ricevuto l'approvazione e l'assegnazione di finanziamenti regionali, in quanto facente parte dell'elenco triennale delle opere pubbliche già approvate, e attualmente si trova nella fase di gara d'appalto», dice il consigliere comunale Mario Biasci. Il progetto ha richiesto mesi di lavoro da parte degli ingegneri e tecnici della Provincia e di molti collaboratori, (fra sopralluoghi, calcoli e quant'altro), pertanto ha già accumulato un costo per la comunità non indifferente.
«Non è quindi possibile, a dispetto di quanto dichiarato da Antonelli e Taglioli, dichiarare l'esecuzione di interventi alternativi senza alcun tipo di riscontro progettuale, in oltre non è competenza dei singoli sindaci, ma solo ed esclusivamente della Provincia con tutti i suoi organi preposti affrontare una eventuale alternativa a ciò che è già stato deciso». Una semplice boutade? E il presidente della Provincia, Marco Filippeschi, per quale ragione tace? «In questo marasma i consiglieri del Terzo Polo di Cascina hanno organizzato un convegno informativo aperto alla cittadinanza con i responsabili del progetto, dal quale sono emerse criticità, perciò hanno promosso la raccolta di firme ai cittadini interessati (mille firme in una settimana) per discutere delle difficoltà, dei disagi, e danni economici per esercizi commerciali ed industriali e dei problemi di sicurezza, da un elevato periodo di chiusura totale al traffico del ponte (cinque mesi di sola previsione) che gli amministratori provinciali non avevano tenuto in alcuna considerazione». Era stato anche presentata l’idea di un ponte alternativo, così da ridurre i disagi. Poi è spuntato dal nulla «un progetto senza fondamento reale e senza l'approvazione di organi competenti. In tutto questo una domanda resta: il ponte è sicuro a no?
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
