Il Tirreno

Pontedera

Arriva la mano bionica: è morbida e percepisce il tatto

Andreas Quirici
Arriva la mano bionica: è morbida e percepisce il tatto

Controllata dal pensiero è la prima al mondo di questo tipo. È stata ideata e realizzata in Italia, nell'Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa ed è frutto del progetto "My Hand", finanziato con oltre 400.000 euro dal ministero dell'Istruzione

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PONTEDERA. Una mano bionica da esibire, non da nascondere, più leggera, meno costosa e che funziona senza la necessità di interventi chirurgici invasivi sul paziente. Una protesi che, secondo i ricercatori dell'Istituto di biorobotica della Scuola Superiore Sant'Anna, rappresenta una vera novità nel panorama mondiale di questo speciale prodotto che apre la fase di sperimentazione su pazienti. E dopo i test l'obiettivo è quello di proporlo in un mercato potenziale che, solo in Europa, è composto da duemila persone che ogni anno subiscono amputazioni alla mano.

LE INTENZIONI DIVENTANO MOVIMENTO. L'aspetto forse più innovativo della mano robotica, realizzata nell'ambito del progetto "My-Hand", finanziato con 400mila euro dal Ministero dell'istruzione, università e ricerca (Miur), è rappresentato dal sistema di connessione con il paziente. La mano, infatti, pur traducendo in movimenti le intenzioni della persona che la indossa e alla quale restituisce anche sensazioni tattili, non richiede interventi chirurgici per essere "impiantata". È in grado di riprodurre i movimenti e le prese di una mano vera, attraverso sensori indossabili capaci di rilevare i segnali nervosi dei muscoli mentre. In pratica, le intenzioni della persona diventano i movimenti veri e propri della stessa protesi. Il funzionamento è basato su piccoli vibratori installati sulla parte che resta dell'arto che registrano le interazioni con l'ambiente, ripristiando quello che i ricercatori chiamano "il ritorno sensoriale fisiologico".

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IL RUOLO DEI DESIGNER. Un'altra particolarità della mano riguarda il concetto che ha guidato i ricercatori per la costruzione. Finora infatti l'estetica veniva adattata alla tecnologia. Con il progetto "My-Hand", invece, la partenza è stata la progettazione dell'esterno con la collaborazione dei designer del Darc studio di Roma, sulla cui base poi i ricercatori della Sant'Anna hanno sviluppato la tecnologia, riempiendo di fatto l'involucro. Il risultato è una mano che pesa 500 grammi dalle dimensioni comparabili a una mano di una donna adulta che si muove grazie a tre motori elettrici in una struttura in lega di alluminio e che consente la chiusura completa delle dita in meno di un secondo. In più la mano bionica è dotata di un meccanismo, detto "a ruota di Ginevra", che consente la rotazione del pollice o la flessione dell'indice in maniera alternata per l'esecuzione di tutte le prese senza influire sul peso, ma garantendo un'elevata robustezza. Un sistema inventato all'Istituto di biorobotica della Scuola Sant'Anna che sta per essere brevettato.

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IL RICERCATORE... Il progetto è stato realizzato al Polo Sant'Anna Valdera di Pontedera da una equipe di ricercatori guidati da Christian Cipriani, docente all'Istituto di biorobotica e da Marco e da Marco Cotrozzi, che ha guidato il gruppo di ingegneri che hanno realizzato la tecnologia all'interno dell'involucro. "Quella che stiamo per testare è una protesi da esibire e non da nascondere - spiega Cipriani - credo che per agosto riusciremo ad aver terminato i terminato la sperimentazione. A quel punto saremo in grado di saperne di più sul futuro del prototipo che ha un costo di circa 10mila euro, rispetto a quelle realizzate finora il cui prezzo è notevolmente superiore".

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...E IL PAZIENTE. Una sperimentazione che vedrà il 32enne di Fauglia, Mirco Menini, protagonista con la nuova mano bionica nella vita di tutti i giorni e che si dice "curioso di provare questo prodotto che promette un balzo in avanti nella portabilità della protesi". Menini è privo della mano destra dopo essere rimasto vittima di un incidente sul lavoro. È sposato ed è padre di due figlie. "Finora ho usato una mano elettrica - racconta - ma l'importante è che la tecnologia in questo campo vada sempre avanti, come per la ricerca portata avanti dalla ScuolaSant'Anna, perché chi perde un arto ha bisogno comunque di sentirsi libero di vivere la propria esistenza in maniera il più possibile normale".

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