Il Tirreno

Pontedera

Il commento - È mancata la volontà del confronto

Emilio Chiorazzo
Il commento - È mancata la volontà del confronto

Quelle due lapidi sono un po’ l’emblema del pensiero dei sanminiatesi. Raccontano due versioni diverse di una strage costata 55 vite umane. Racchiudono, in poche righe- che dicono tutto e il contrario di tutto - anche la sofferenza che, in questi anni, c’è stata nel trovare una verità

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È accaduto tutto in pochi giorni. Anche se l’annuncio, di quella sua intenzione, il sindaco Vittorio Gabbanini lo aveva fatto da tempo. Un annuncio che non ha avuto seguito, fino alla settimana scorsa, in un coinvolgimento più ampio nella decisione di togliere le due lapidi che raccontano - in maniera diametralmente opposta - quel che avvenne il 22 luglio del 1944 nel Duomo di San Miniato.

Quelle due lapidi sono un po’ l’emblema del pensiero dei sanminiatesi. Raccontano due versioni diverse di una strage costata 55 vite umane. Racchiudono, in poche righe- che dicono tutto e il contrario di tutto - anche la sofferenza che, in questi anni, c’è stata nel trovare una verità.

Diciamolo in maniera chiara: su quel fatto, San Miniato, non ha una spiegazione univoca. Non ha, soprattutto, una memoria e una verità condivise. Ed è da questo fatto, che occorre partire, per capire le polemiche - accese fino quasi alla rissa e, sicuramente, con strascichi giudiziari - di questi giorni. Ma anche quelle degli anni passati. Il lungo braccio di ferro di esperti e studiosi in fatti bellici, pronti a dare le responsabilità di quella strage, prima al fuoco tedesco, poi alla mano degli alleati, ha portato alla scelta della doppia lapide. Che, a dire il vero, sembrava aver avuto il potere di assopire le polemiche.

La decisione di Gabbanini ha una logica: spostare quelle lapidi in un museo della Memoria e magari mettere al loro posto, sulla facciata del Municipio, i nomi delle vittime. Senza indicarne le responsabilità della loro morte.

Ma i problemi sono almeno due: quel luogo, che dovrebbe coltivare il ricordo non c’è. E il rischio che le targhe, oggi accantonate in biblioteca, finiscano nel dimenticatoio non è piccolo.

E poi c’è il problema della condivisione. Il sindaco - che pure da quasi un anno sbandiera questa volontà, attuata da un paio di giorni - avrebbe potuto coinvolgere quanta più gente possibile, nella decisione, da più tempo.

Avrebbe potuto organizzare momenti di discussione e di confronto pubblico. Ma, soprattutto, non affrettarsi a fare quel passo, a una manciata di giorni dal 25 Aprile che, in tanti ancora, vogliono che rimanga una data simbolo.

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