Il Tirreno

Pontedera

Sequestrati soldi e un immobile nel patrimonio degli usurai

Sequestrati soldi e un immobile nel patrimonio degli usurai

Abita in città uno dei figli di un commerciante di 61 anni, considerato a capo di un giro di cravattari Sono indagate sette persone, “sigilli” per sette immobili e due tabaccherie in altre regioni d’Italia

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PONTEDERA. Un appartamento e denaro accumulato in fondi di investimento. Sono stati sequestrati, ieri mattina, dalla guardia di finanza in seguito ad una complessa indagine della Procura di Napoli sulle attività di un imprenditore di Napoli collegato alla provincia di Pisa e a Pontedera in modo particolare dove abita uno dei suoi figli, di 34 anni.

L’immobile sequestrato si trova in via Del Chiesino e risulta intestato alla moglie dell’imprenditore campano, indagato per usura. Sono una parte dei beni di proprietà della famiglia campana e di prestanome finiti nel mirino dei controlli per la netta sproporzione tra i redditi e il proprio patrimonio personale.

I sequestri sono stati effettuati dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Caserta (a cui hanno dato supporto i finanzieri di Pisa) che ha dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo di beni mobili ed immobili, conti correnti e società, emesso dal Gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di un imprenditore napoletano e di alcuni suoi prestanome, collegati al presunto giro di usura.

Il provvedimento ha interessato sette persone, 8 immobili, 2 terreni e 2 rivendite di tabacchi, ubicati nelle province di Napoli, Chieti e Pisa, nonché 41 conti correnti, varie quote di partecipazione societarie e undici veicoli, tra cui due auto di lusso, per un valore complessivo di oltre due milioni di euro.

Secondo quanto è stato spiegato dalla Finanza che ha effettuato il sequestro, R.R., 61 anni, residente a Napoli, che, con la complicità del figlio, C.R. di 44 anni, residente a Napoli, e del nipote, P.R. di 36 anni, residente a Pozzuoli, aveva prestato somme di denaro a tassi elevatissimi, a commercianti che sono in grosse difficoltà economiche. In uno degli episodi contestati, è emerso che gli indagati, stando a quanto è stato spiegato dalla guardia di finanza di Caserta, a fronte del prestito concesso, si erano fatti consegnare dalla titolare di una rivendita di tabacchi, mensilmente, somme di denaro maggiorate degli interessi del 5%, finché la vittima, non potendo più far fronte ai debiti contratti, era stata costretta a cedere, in cambio dell'esigua somma di € 12.300, l'intera attività commerciale, comprese le concessioni governative di rivendita di tabacchi, accettazione del gioco del lotto e del totocalcio.

Un altro caso, invece, ha riguardato la concessione di un prestito a strozzo di € 80.000 a due coniugi che, avendo subito ingenti danni al mobilificio che gestivano a causa di un'alluvione, non riuscivano più ad onorare le rate del mutuo acceso per comprare la propria abitazione. Ed ecco c’era stata stata subito la proposta di “aiuto”.

Nella circostanza, stando sempre a quanto riferito dalla Finanza, uno degli usurai si era proposto per l'acquisto della casa ad un valore simbolico di € 38.000, rassicurando la coppia che avrebbe provveduto a pagare le rate di un nuovo mutuo contratto a suo nome. In realtà, alcuni mesi dopo, i coniugi venivano a conoscenza che l'indagato, oltre a cedere l'appartamento a due suoi prestanome, aveva anche incassato il successivo prestito concesso dalla banca a favore di questi ultimi, i quali, non onorando anch'essi il proprio debito, erano stati espropriati dell'immobile che veniva messo all'asta.

Grazie ai complessi ed articolati accertamenti svolti dai finanzieri, estesi anche ai tre nuclei familiari dei presunti usurai, per complessivi dieci soggetti, è stato possibile appurare una palese sproporzione tra il tenore di vita, le disponibilità finanziarie e gli ingenti investimenti patrimoniali effettuati rispetto ai redditi dichiarati dagli indagati, situazione che ha portato ai sequestri.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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