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Via le lapidi della strage del Duomo di San Miniato? Ulivieri manda "a quel paese" il sindaco

La rimozione delle lapidi e, nei riquadri, il sindaco Vittorio Gabbanini e Renzo Ulivieri
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La rimozione delle lapidi e, nei riquadri, il sindaco Vittorio Gabbanini e Renzo Ulivieri

L'ex allenatore di calcio ed esponente di Sel invita il primo cittadino "a cambiare idea o, in caso contrario, a non presentarsi alle celebrazioni del 25 Aprile". La replica di Gabbanini: “Toglierle non vuol dire nascondersi, ma poterle ricollocare in un luogo idoneo”

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SAN MINIATO . Si infiamma il dibattito sulle lapidi che ricordano la strage del Duomo del 22 luglio 1944, che saranno presto rimosse. L’argomento non poteva non alimentare il dibattito e polemiche anche aspre, visto che si tratta di un fatto storico gravissimo, una ferita ancora aperta per molti sanminiatesi. A sparare ad alzo zero in direzione del sindaco Vittorio Gabbanini, è soprattutto Renzo Ulivieri,  volto noto dello sport  (in quanto ex allenatore - tra le altre squadre -  di Bologna, Fiorentina, Sampdoria, Torino, Napoli, Cagliari e Parma) e della politica, prima nelle fila del Pci, poi nel Pd e infine con Sel, e che da bambino è stato drammaticamente testimone di quella strage.

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“Caro Vittorio Gabbanini, nonché sindaco di San Miniato - scrive in un post sul suo profilo Facebook Ulivieri - Per un lungo periodo non mi sono rivolto a te, condividendo pochissimo del tuo operato. È con fatica quindi che butto giù queste righe. Mi dicono che una delle tue ultime pensate sia quella di togliere le due lapidi che,poste sul fronte del palazzo comunale,ricordano la strage del Duomo nel luglio 1944".

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"Non ero nemmeno d'accordo - prosegue il post - con il tuo predecessore Angelo Frosini che alla prima lapide ne volle aggiungere una seconda che dava una versione diversa dell'accaduto. Poi,con fatica digerii la cosa e me ne feci una ragione. ‘Ci sono pensieri diversi e contrapposti, è bene che siano rappresentati entrambi’, mi imposi. E non mi garbò neppure che si intitolasse una piazza a chi, nei pensieri, nelle parole, negli scritti,e quindi nei fatti si era schierato dalla parte sbagliata. Non che meritasse una condanna perpetua, anzi penso che avesse il diritto, se voleva, ad un ripensamento, ad un riconoscimento degli errori e, se si vuole, a una riabilitazione. Perché le persone cambiano. Fortunatamente. Però, da qui ad intitolargli una piazza ce ne corre. Non dissi una parola. Oggi il punto è un altro. Io credo che di fronte alla tua ‘pensata’ bisognerebbe che tu trovassi un momento di riflessione e ti ponessi una domanda (obbligatoria per chi ricopre il tuo incarico): ‘Che significato ha e come può venire interpretato il fatto che il sindaco di San Miniato tolga le due lapidi?’.

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“Se non ci arrivi da solo provo ad aiutarti - prosegue Ulivieri - Perché la risposta è facile e inequivocabile: con questo atto manifesti la volontà di voler rimuovere la Memoria. Molti pensano che la pacificazione passi attraverso un pensiero e una memoria condivisi. Non è così, perché un popolo civile sa accettare e sa convivere anche con una memoria non condivisa. E il popolo di San Miniato lo ha dimostrato dal dopoguerra a oggi.  Sappi inoltre,caro Gabbanini, che altri popoli, coinvolti come noi nella seconda guerra mondiale, hanno fatto,duramente e giustamente, i conti con la storia e hanno conservato le tracce e il ricordo dei loro errori e degli orrori della guerra. E noi oggi mandiamo i nostri ragazzi a visitare quei luoghi. Una cosa potresti fare, molto semplice; alzare la mano e dire: ‘Scusate,mi sono sbagliato’. Se così non fosse, se tu volessi perseverare in una scelta che andrebbe a toccare la sensibilità e i sentimenti di molti cittadini, e se neanche i tuoi amici di partito riuscissero a farti cambiare idea, io spero che tu abbia almeno il buon senso di non presenziare alle manifestazioni del 25 Aprile e nemmeno alla commemorazione dei caduti in Duomo.  A me, che, bambino,ero in quella chiesa, seppure a malincuore, non rimarrebbe altro che,con garbo e con la massima educazione che mi rimarrebbe (poca), gridarti,con toni bassi, anzi sommessamente: sindaco Gabbanini, ma vai…” a quel paese (ma Ulivieri ha usato un’espressione più colorita).

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La presa di posizione del sindaco. Era stato annunciato da tempo - si legge in una nota dell'aministrazione comunale - e adesso sono state tolte. Le lapidi dell’Eccidio del Duomo, in passato oggetto di polemiche per i contrapposti racconti sulle responsabilità della strage, per anni affisse alla facciata del palazzo comunale, sono state rimosse questo pomeriggio, per volontà dell’amministrazione comunale di San Miniato.

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“Questo percorso è iniziato oltre un anno fa, quando lanciai la proposta e avviammo le procedure con i consueti passaggi all’interno degli organi deputati – spiega il sindaco di San Miniato, Vittorio Gabbanini, che evidentemente non ha avuto alcun ripensamento - D’accordo con la giunta abbiamo deciso di procedere alla rimozione delle lapidi dalla facciata del palazzo comunale perché i tempi sono maturi; interpretano la guerra rappresentando due momenti storici differenti e, senza togliere nulla alla veridicità storica degli avvenimenti, sui quali è stata fatta opportuna chiarezza, non ci sembrava opportuno che rimanessero affisse ad un edificio istituzionale per eccellenza - spiega ancora il sindaco - Avere accertato come siano andati realmente i fatti, è il riscatto che i familiari di queste 55 vittime hanno avuto dalla giustizia; togliere le lapidi non significa nascondere la verità ma rendere giustizia all’impegno e alla dedizione degli antifascisti, il cui ruolo e la cui memoria è un importante tassello che ci permette di conoscere chi siamo. Togliere le lapidi per ricollocarle in un posto più idoneo, come il futuro Museo della Memoria, vuol dire mettere a disposizione della cittadinanza la testimonianza di un passato che ci appartiene ma che, secondo noi, non ha più necessità di essere affisso alle pareti di un luogo pubblico, mentre potrebbero acquisire un senso maggiore per chiunque le legge, se collocate in un luogo idoneo, corredato da spiegazioni e testimonianze storiche che ricostruiscano una pagine triste, ma vera, della storia di San Miniato”.

 

 

 

 

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