Sicurezza
Santa Maria a Monte ricorda la patrona con fiori e “paniere”
Come sempre nel lunedì di Pasqua il paese si anima e si rinnova il rito dell’omaggio alla Beata Diana
SANTA MARIA A MONTE. Come da tradizione, un lunedì di Pasqua affollato a Santa Maria a Monte, con la processione delle paniere, festa dedicata alla Beata Diana (Giuntini), patrona del paese, vissuta a cavallo tra il XIII e il XIV secolo, ragazza di nobili origini che decise di vivere in povertà dedicandosi ai bisognosi. Diana morì giovane e la mummificazione delle spoglie rivela che il cadavere della donna non fu sepolto, secondo l’usanza del tempo riservata alle personalità degne di devozione.
Di Diana però non si sa molto altro. L’unica certezza è l’adorazione da sempre riservatale dal popolo di Santa Maria a Monte che la considera da sempre Beata. La tradizione vuole che Diana trasformò il pane (che portava in grembo) in fiori e poi ancora in pane per farne dono ai poveri.
A tale tradizione si ispira appunto l’evento pisano della processione delle paniere: così sono infatti chiamate le cesta di fiori (le paniere) trasportate da ragazze che il pomeriggio del lunedì di Pasqua (giorno della morte di Diana Giuntini) completano, accompagnate da un “cavaliere”, il tragitto che va dalla cappella dedicata alla Beata alla Collegiata. Nel passato insieme ai fiori, le ragazze trasportavano un barilotto d’olio che serviva ad accendere la lampada che arde davanti alla Beata.
In occasione dei festeggiamenti per la Beata Diana Giuntini, l’amministrazione comunale di Santa Maria a Monte ha deciso quest’anno di ampliare la raccolta del Museo Civico relativa alla propria patrona. In particolare, si è pensato ad un percorso museale incentrato sui miracoli attribuiti alla giovane ragazza, i quali costituiscono per di più gli unici elementi biografici che ricorrono in ogni agiografia a lei dedicata. Senza dubbio è il miracolo della trasformazione del pane che Diana portava nel grembiule in rose e fiori e poi nuovamente in pane per evitare di essere scoperta nella sua carità verso i bisognosi, il segno più celebrato dalla tradizione. Tale “segno distintivo” è stato il motivo per cui, oltre agli agiografi, tutta una serie di artisti, anche contemporanei, si sono cimentati - chi attraverso la scultura, chi con la pittura - a divulgare il miracolo più acclamato ed evocato della vita della Beata. Il progetto espositivo, dunque, ha mirato a rivisitare in chiave moderna tale episodio, includendo nel percorso la scultura di Nello Bini, nativo di Santa Maria a Monte e protagonista dell’arte informale in Italia, e la fotoriproduzione del dipinto di Antonio Possenti, testimone di una pittura nella quale la figuratività si sposa con una fantasia magica, incantata e leggiadra.
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