Proteste
Contenzioso sulla tassa per i cellulari
Arriva in Cassazione la richiesta di rimborso per un balzello ritenuto illegittimo
POMARANCE. La controversia è arrivata fino alla Corte di Cassazione. In ballo ci sono circa 15.000 euro versati dal Comune di Pomarance per la tassa di concessione governativa sull’utilizzo di apparecchiature terminali per il servizio radiomobile pubblico terrestre di comunicazione che l’amministrazione geotermica ora rivuole indietro. Sono i soldi spesi negli abbonamenti, dal 2008 al 2011 per i telefoni cellulari ma anche per tutte le altre apparecchiature di dotazione pubblica come le videosorveglinze che prevedono la trasmissione dati.
La tassa di concessione governativa (5,16 euro per i privati cittadini al mese e 12,91 al mese per uso affari) era infatti diretta alle società telefoniche, che dovevano pagarla per l’utilizzo delle frequenze. In seguito, il governo ha stabilito che dovesse essere pagata dai titolari di un contratto di abbonamento, in quanto il cellulare era un “bene di lusso”.
La commissione tributaria regionale del Veneto ( sentenze n.33 del 2 aprile 2012, n.5 del 10 gennaio 2011) e la commissione tributaria di Perugia (sentenza 15 febbraio 2011) hanno riconosciuto che a seguito dell'entrata in vigore del nuovo Codice delle Telecomunicazioni questa tassa non è più prevista, ma ne ha addirittura affermato l'illegittimità e l'anacronismo.
A quel punto sono iniziati i ricorsi da parte dei privati ma anche da parte delle amministrazioni che hanno corrisposto il balzello negli anni passati. Il Comune di Pomarance ha presentato ricorso nel febbraio del 2010 ottenendo il parere favorevole due anni dopo dalla commissione tributaria di Pisa. A questa decisione si è Appellata l’Agenzia delle Entrate ma nonostante ciò, in appello nel 2014, la commissione tributaria di Firenze ha dato di nuovo ragione all’Ente. Ora, l’Agenzia delle Entrate ci riprova ricorrendo in Cassazione. «Ci opporremo di nuovo - dice il sindaco Loris Marignoni - perché crediamo che sia legittimo essere risarciti dei pagamenti di una tassa definita illegittima». (r.b.)
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