Sicurezza
Profughi: la cooperativa abbandona il progetto
Tramonta l’ipotesi di sistemazione nell’ex hotel Cristallo di Santa Croce Ora si pensa a una cabina di regia con gli enti locali per l’accoglienza
PISA. Accantonata l'ipotesi di concentrare in un'unica sede decine di immigrati, prevale il percorso di localizzare sul territorio centri di accoglienza diffusi ma con pochi ospiti.
È la linea emersa nel corso della riunione che si è tenuta in prefettura con i sindaci della provincia. Un incontro che ha portato due notizie: la prima è che la cooperativa sociale "Tre Fontane" di Roma che aveva partecipato al bando della prefettura per l'accoglienza di 70 profughi nell'ex Hotel Cristallo di Santa Croce sull'Arno sta valutando l'idea di recedere dal contratto che ancora non è stato firmato; la seconda, è che il bando proposto dal ministero dell'Interno non verrà riaperto e non ci saranno luoghi da affollare con resse di immigrati.
Il prefetto Attilio Visconti attende l'ufficializzazione del recesso da parte della coop e aggiunge che, comunque, "non possiamo procedere all'aggiudicazione di quell'immobile senza la certificazione di idoneità di Asl, vigili del fuoco e Comune". Scongiurato l'arrivo e l'accoglienza in un unico luogo di decine di immigrati in fuga dall'Africa, sul tavolo resta la gestione del problema che in qualunque momento può ripresentarsi. Alla provincia di Pisa sono stati "assegnati" dal ministero 267 immigrati sulla base del rapporto con i residenti. Basta una telefonata da Roma e la prefettura è obbligata a reperire soluzioni per ospitare i migranti.
La riunione in prefettura ha portato alla condivisione di una condotta unitaria: sarà creata una sorta di cabina di regia con Comuni del comprensorio, Società della salute e associazioni locali che ogni mese si riunirà per valutare le possibili soluzioni di accoglienza.
La filosofia è quella di ricevere piccoli gruppi di profughi distribuiti nei singoli comuni della provincia. L'effetto impattante sarebbe minimo rispetto alla concentrazione di stranieri in immobili, chiusi da anni, di ampie volumetrie e di difficile gestione.
Le proteste dell'amministrazione di Santa Croce sull'Arno, seguite alle manifestazioni popolari, hanno influito sulla decisione presa dalla cooperativa romana. L'incompatibilità ambientale tra il progetto, rimasto sulla carta, e la comunità santacrocese, ha indotto i privati a meditare il passo indietro. Il Comune, con in testa il sindaco Giulia Deidda, ha sempre detto no all'ipotesi di inserire un contingente così numeroso sul proprio territorio. Poi anche il consiglio comunale, con un voto a larga maggioranza, ha espresso contrarietà e alla fine sabato oltre cento persone hanno manifestato in piazza.
Al termine della riunione il sindaco di Santa Croce precisa il suo pensiero: «Non siamo contro l'accoglienza, ma al modello che ci era stato proposto con il bando. La soluzione della cabina di regia è la più idonea per trattare argomenti delicati come questi e per garantire il massimo dell'accoglienza a chi ne ha bisogno replicando un modello efficiente come quello toscano che già nel 2011 aveva dimostrato di dare ottimi risultati».
Pietro Barghigiani
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
