Il dolore
Il fronte del no alla fine vince
Corteo di protesta a Santa Croce, ma i settanta profughi quasi certamente non arriveranno
SANTA CROCE. Il corteo inizia a muoversi intorno alle 10,30. Striscioni, cartelli e casacche fluorescenti sfilano pacifiche tra i banchi del mercato. Ai lati tante persone di origine straniera, dall’aria sorpresa, che immediatamente tirano fuori lo smartphone dalla tasca per immortalare l’insolita scena. Ed è forse questa la fotografia simbolo della protesta santacrocese, in un città del lavoro divenuta realtà multietnica. Il punto di partenza di una lunga giornata iniziata nel segno della protesta e chiusa con la notizia del probabile, quasi certo dietrofront (come diciamo nell’articolo a fianco) e cioè della bocciatura del progetto che prevedeva l’arrivo di decine di profughi.
«Altri 70 non li vogliamo» scandiscono i manifestanti in coro, dove il significato sta proprio nella parola “altri”: «Perché in quanto ad accoglienza Santa Croce ha già dato», ci dice un signore di mezza età. Basta questo per capire il senso della manifestazione di ieri contro l’ipotesi di un centro di accoglienza nell’ex Hotel Cristallo. Ipotesi percepita da molti come la classica goccia pronta a far traboccare il vaso. «Adesso basta» recitano infatti le pettorine gialle distribuite tra i manifestanti. In tutto «oltre 200 persone» secondo gli organizzatori (poco meno di 150 per gli uomini della Questura).
Il “magna magna”. «Non ce l’ho con loro - dice Stefano Liberati - ma con gli interessi che ci sono dietro: per me alla fine è solo un accordo fra privati per rimettere a posto l’albergo e far guadagnare qualcuno a Roma». «Dietro a queste cooperative c’è un mondo che non mi piace – gli fa eco Marco Bagni – Alla fine è il solito magna-magna».
Il “modello toscano”. Ma sotto accusa finisce anche e soprattutto quel sistema di accoglienza caro alla sinistra ma considerato da molti la vera causa di tanti problemi. «Spero proprio che questi profughi arrivino - dice Dario Ceccanti - per fare dispetto al sindaco Deidda e in generale ad una sinistra che ha creato una politica di accoglienza dissennata. Quello toscano è un modello che non regge: è assurdo che la nostra sia l’unica regione a non avere un Cie». «Io sono di sinistra - risponde invece Alessandro Castaldo - ma penso che bisognerebbe prima preoccuparsi di chi paga le tasse. Io sono arrivato dal Sud nel ’62 e ho sempre lavorato senza mai chiedere un euro».
Gli assenti. Presenti tra le file del corteo tanti esponenti del centrodestra santacrocese. Assenti le altre forze politiche: «Un peccato - dice Maurizio Sequi - Era stato precisato che la manifestazione non aveva alcun colore. Era importante essere uniti». E l’assenza che fa più discutere è soprattutto quella del sindaco: «Un’occasione persa - dice Flavio Baldi, capogruppo di “Ricostruiamo Santa Croce” - È l’ennesima dimostrazione di un’amministrazione che non ha a cuore gli interessi dei santacrocesi». Gli fa eco la consigliera Fulvia Quirici che parla di «sterili barricate. Capisco che il sindaco temesse la rabbia - dice - ma avrebbe dovuto affrontarla».
Il “no” di Santa Croce. Raggiunto largo Galilei attraverso piazza Matteotti e piazza Garibaldi, la manifestazione si è conclusa di fronte all’albergo: palloncini bianco-rossi lanciati al cielo, foto di rito e striscioni affissi all’ingresso dell’hotel. «Sono davvero soddisfatto», dice Vincenzo Oliveri, che aveva promosso la protesta attraverso la pagina Facebook “Sei di Santa Croce se”. «Quella di oggi (ieri, ndr)- dice - è la manifestazione pacifica di tante persone che vogliamo il bene di Santa Croce».
Giacomo Pelfer
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