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Pontedera

Quando S. Romano ospitava un campo di prigionia

Quando S. Romano ospitava un campo di prigionia

La storia, rimasta semisconosciuta per decenni, protagonista di un libro e un video La struttura all’interno del santuario accolse militari stranieri dal ’41 al ’43

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SAN ROMANO. È una di quelle storie scolorite dal tempo, che si perdono nella memoria fino a scomparire per sempre, tanto che a oggi in pochissimi ne hanno sentito parlare. Non sono in molti, infatti, a sapere che durante la Seconda guerra mondiale il convento di San Romano ha ospitato un campo di prigionia per militari stranieri, in gran parte greci, catturati dalle forze armate italiane.

Un luogo di detenzione “privilegiato”, con diversi ufficiali di alto rango (si parla anche di due generali greci) ai quali il Regio Esercito metteva a disposizione anche un attendente. Il campo, che occupò buona parte dell’antico convento e tutta l’area retrostante, fu attivo dal novembre del ’41 all’8 settembre del ’43, quando prigionieri e soldati italiani si trovarono uniti nel comune destino: catturati dai tedeschi, furono deportati in Germania, a eccezione di coloro che trovarono rifugio presso le famiglie del posto. Alcuni di quei ragazzi, ancora in vita fino a pochi anni fa, avrebbero poi scelto di sposarsi e stabilirsi per sempre a San Romano. Una vicenda resa nota in poche pagine nel libro “C’era una volta San Romano…” di Varo Tinghi, ma rimasta fino ad oggi semisconosciuta. Nasce da qui l’iniziativa della sezione Anpi di Montopoli-San Miniato, che ha deciso di realizzare un video che raccontasse la vicenda del piccolo campo di prigionia attraverso i ricordi di alcuni sanromanesi. Il filmato, dal titolo “San Romano ricorda” sarà proiettato per la prima volta questo pomeriggio, in concomitanza con le celebrazioni per la liberazione della Toscana. L’invito è fissato per le 16, all’auditorium del convento, dove già dalle 15 sarà possibile ammirare le foto dell’epoca messe a disposizione dall’archivio della Misericordia. «La storia del campo di prigionia è saltata fuori da un colloquio tra me e Varo Tinghi - racconta il presidente della sezione Anpi Giorgio Parlanti - Da qui è nata l’idea di farla conoscere». A curare la parte operativa del progetto un gruppo di giovani iscritti Anpi: Cecilia e Greta Bartoli, Romano Ceccatelli e Marco Zeni, che hanno raccolto nel video le testimonianze di Angelo Baldacci, Ivo Benedetti, Giulia Bini, Emilio Caponi, Romano Marconi e Mario Valori, con il contributo di Claudio Buggiani. Attraverso i ricordi, le foto d’epoca e gli scorci di San Romano si ripercorro gli anni del fascismo, della guerra e delle sue ferite attraverso gli occhi dei più piccoli.

«Raccontare la storia del campo di prigionia - dice Parlanti - serve anche a recuperare una pagina della nostra storia che spesso preferiamo dimenticare». Evitare “vuoti” di memoria sarà quindi uno degli obiettivi della sezione Anpi: «Per farlo - dice Parlanti - proporremo al Comune di Montopoli di istituire almeno un consigliere delegato alla memoria».

Giacomo Pelfer

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