Il dolore
Orentano, la crisi fa un’altra vittima
Chiude la pizzeria-trattoria Il Ragno d’oro, i gestori ringraziano la clientela
ORENTANO. La frazione di Orentano perde un “pezzo” importante della sua rinomata tradizione. Infatti, con il carnevale dei bambini e le sagre della pizza e del bignè, le pizzerie di Orentano sono sempre state una longeva tradizione che risale ad anni lontani. Ebbene è notizia di questi giorni che una parte importante di questa tradizione è destinata a uscire di scena.
Si tratta della pizzeria-trattoria il Ragno d’Oro di Iliano Nelli. Proprio dalle colonne de Tirreno, nel lontano luglio 1997, avevamo dato notizia dell’inaugurazione di quel locale con un nome “storico” che a Orentano rappresentava una pagina importante per la gente del posto e cioè il dancing di via Nencini in auge negli anni 50/60. Un ristorante-pizzeria aperto da Iliano Nelli, un orentanese che fino a quella data aveva vissuto a Roma. Una repentina inversione di tendenza poiché fin dai primi anni 50 erano gli orentanesi a cercare lavoro verso la capitale. Sempre legato al paese natìo, Iliano Nelli lasciò la capitale per proporre a Orentano un mix della cucina toscana. Un risultato, un obiettivo che Iliano e il suo staff, composto dalla moglie Daniela, dai figli Francesca e Simone e dal pizzaiolo Lido Carezzi, hanno centrato. Ed è proprio ai frequentatori del Ragno d’Oro che è rivolto questo accorato saluto trasmesso dalla figlia Francesca Nelli. «Nostro malgrado, da domenica prossima smetteremo di cenare insieme, almeno per il momento. Perché nulla vada perso dell’appassionante lavoro svolto dallo chef Iliano in questi 18 anni, conclude, ringraziamo di cuore chi ha reso possibile tutto questo: la famiglia, gli amici, i clienti che nel frattempo, per noi, sono diventati parte integrante».
Purtroppo per Orentano è un’altra serranda che chiude e si aggiunge a quelle già abbassate da troppo tempo. Sarà anche colpa di una crisi che attanaglia sempre più le attività commerciali ma evidenzia anche di un paese che (locali commerciali a parte) non ha più lo “smalto” di un tempo.
Benito Martini
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