Sicurezza
Ho una bestia dentro e lo voglio urlare: ecco perché marcio a Roma
Pontedera: Francesca ha l’endometriosi, ma in pochi la conoscono. Insieme ai familiari sarà alla Giornata mondiale
PONTEDERA. Endometriosi. Una malattia cronica, invalidante, poco conosciuta e, di conseguenza, anche poco contrastata. «Tra i problemi più grandi legati a questa patologia», racconta Francesca, «c'è anche la tardiva diagnosi. Per questo bisogna parlarne. Far sapere a tutti che esistono tante associazioni che, in tanti modi diversi, aiutano le donne - la malattia riguarda prettamente la sfera femminile - che vivono questo problema». Per questo sabato 28, a Roma, si svolge la seconda “Marcia mondiale per l'endometriosi”. Sarà fatta nello stesso giorno in tutte le capitali del pianeta. «Saremo tanti. Personale medico, volontari delle associazioni. E noi, noi che lottiamo con questo male che ha già colpito più di tre milioni di donne italiane. Per rompere il silenzio: perché nessuna legge ci tutela; perché i disegni di legge per l'invalidità civile sono fermi in Parlamento; perché le tabelle Inps sono state bocciate in commissione Affari Sociali. È il momento di alzare la voce. E di correre».
Francesca Barsotti è una giovane donna pontederese. Alta, capelli corti biondi, bellissima. Nelle foto su Facebook ti sorride con la grazia di una modella nordica. Allegra, solare, spumeggiante. Bravissima a nascondere il suo corpo a corpo contro “la bestia”, come lei chiama il suo male. «Soffro di endometriosi da quando sono in età fertile... La “bestia” mi ha costretto ad entrare molte volte in sala operatoria, ha compromesso la mia sfera lavorativa e relazionale, ma soprattutto mi ha tolto la cosa più bella che una donna possa avere... la maternità».
Come molte altre donne accomunate dalla stessa battaglia - a causa di questa patologia, l'endometrio, il tessuto che riveste l'utero, “migra” in maniera anomala, sviluppandosi in aree del corpo diverse dalla sede naturale; se ne trova presenza nella zona pelvica (ovaie, tube, cavo del Douglas, legamenti utero-sacrali) ma anche nella vescica, negli ureteri, nei reni, nell'intestino, fino ad arrivare sul diaframma, nei polmoni, nella pleura, persino sui nervi, sui legamenti - anche lei ha avuto «lunghi periodi di sconforto, paura, solitudine. Sentimenti che con il tempo si sono evoluti, trasformandosi in rabbia. L'incompetenza di certi medici, l'ignoranza diffusa riguardo a questa malattia, giocano un ruolo fondamentale nella vita delle donne che quotidianamente soffrono; l'informazione e la conoscenza possono salvare la salute fisica e mentale di queste donne. È così che mi sono avvicinata alle associazioni che si sono negli anni costituite; ho incontrato donne davvero forti, determinate, meravigliose, alle quali la malattia ha tolto veramente molto, ma che, nonostante tutto, dedicano la loro vita e le loro forze ad aiutare altre donne che si sentono sole, smarrite, abbandonate».
Francesca lo dice con parole bruciate dalla delusione: «Per lo stato italiano e l'Inps le donne affette da endometriosi sono invisibili, l'endometriosi non esiste; la malattia è rientrata tra le malattie invalidanti, ma per il momento non tra le malattie e/o condizioni croniche o invalidanti che danno diritto all'esenzione dalla partecipazione al costo delle prestazioni mediche. Questa patologia comporta ad ognuna di noi, una spesa importante per l'acquisto di farmaci antidolorifici di varia natura, per esami diagnostici costosi e ripetuti nel tempo, per innumerevoli trasferte alla ricerca di centri specializzati; tutto questo associato a situazioni lavorative precarie, dove la donna subisce anche l'incomprensione dei colleghi e dei datori di lavoro».
Da qui, la scelta di essere a Roma. «Parteciperò alla marcia, accompagnata da tutti miei parenti, che come una risorsa insostituibile sono rimasti sempre al mio fianco, condividendo le mie sofferenze. Sono emozionata, euforica, mi sento parte di qualcosa di grande, questo sabato saremo unite in unico grido di speranza ed i nostri cuori batteranno all'unisono. Ogni donna capirà l'importanza di non chiudersi in se stessa, di non soffrire da sola! Il 28 marzo, a Roma, usciremo allo scoperto, tutti insieme romperemo il silenzio. L'endometriosi esiste e dobbiamo urlando al mondo».
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