Sicurezza
Un indirizzo, tanti business
Un unico civico lega le “Tre Fontane” ad altre coop e ai bandi delle prefetture
SANTA CROCE SULL’ARNO. Tutte le strade portano a Roma, in un palazzone a vetri di via Antolisei 25, non lontano dall’università di Tor Vergata. È in questo edificio moderno che ha sede la cooperativa sociale Tre Fontane che in Rti (rete temporanea d’imprese) si è aggiudicata, il 19 marzo, il bando di gara per portare nell’ex hotel Cristallo settanta profughi dall’1 aprile fino al 31 dicembre 2015.
Il business. Le stanze di via Antolisei sono ampie perché allo stesso civico, insieme alle Tre Fontane risultano ubicate anche le cooperative sociali La Mediterranea, Osa Mayor e Domus Caritas. Quattro realtà speculari, i cui dirigenti ricorrono nei vari consigli di amministrazione e che formano, in consorzio, la Casa della Solidarietà. Quest’ultima risulta controllata dal gruppo La Cascina, vero e proprio colosso di area Cl (Comunione e Liberazione) operante nel mondo della ristorazione e del global service che, quando ha deciso di diversificare i propri appetiti, nel 2012, si è aggregata alla Casa della Solidarietà andando ad occuparsi di quello che potrebbe essere definito «il business dei profughi». Affari garantiti da Mare Nostrum e ribaditi partecipando ai vari bandi pubblicati dalle prefetture.
Identikit. Da una visura camerale emerge che le Tre Fontane abbia cessato l’attività. Una novità che avvolge in un velo di mistero la cooperativa romana e apre qualche interrogativo sul futuro. Però, nel contratto d’affitto inviato dalla capitale a Giancarlo Lapi, il liquidatore della società (la Cristallo srl) che detiene l’ex hotel di Santa Croce c’è un nome. È quello di Marco D’Offizi Lulli, classe ’78, che in qualità di rappresentante legale delle Tre Fontane, si trova pure in una determina della Regione Lazio del 2012 in cui si aggiornava l’elenco delle associazioni che hanno i requisiti per qualificarsi come enti che «operano a favore dei cittadini stranieri immigrati». La firma di D’Offizi Lulli spunta anche nel contratto (da 10000 euro) per l’affidamento degli «sportelli informativi per immigrati al servizio dei Comuni della zona Valdichiana Senese» stipulato tra il Comune di Montepulciano e la cooperativa Mediterranea di cui, almeno nel novembre 2013, D’Offizi Lulli era vicepresidente e rappresentante legale. Anche la Mediterranea si trova a Roma, via Antolisei 25 e fa parte del consorzio Casa della Solidarietà.
Le ombre. Ad aprire un ulteriore punto interrogativo sull’operazione profughi a Santa Croce è l’inchiesta “Roma Capitale”, quell’indagine che ha aperto uno squarcio sulle connessioni tra il mondo della politica, la sete di commesse di alcune cooperative e le ingerenze della malavita. Una storia che ha per protagonista Massimo Carminati, ex Nar, e che sta regalando ancora diverse sorprese. Secondo i pm romani contava poco o nulla il fatto che le cooperative sociali fossero rosse, nere o bianche perché alla fine aveva la meglio il raggiungimento degli appalti e dei soldi pubblici che arrivavano con le maree degli immigrati richiedenti asilo nel Belpaese. Sempre secondo le indagini della Procura romana, nella spartizione di questi appalti le cooperative sociali più importanti non sarebbero state affatto in regime di concorrenza (almeno le più importanti) ma si sarebbero, per dirla alla romana «divise la stecca».
Le indagini. E, nelle intercettazioni oltre che il nome di Salvatore Buzzi, rappresentante legale della “rossa” cooperativa sociale Enriches 29, ritenuto dai pm il braccio aziendale di Carminati, compare pure quello di Tiziano Zoccolo rappresentante legale del consorzio di cooperative Casa della Salute (si ritrova nella stessa determina della Regione Lazio del 2012) di via Antolisei 25, di cui fanno parte anche la coop Le Tre Fontane. Quella che ha proposto il contratto d’affitto per l’ex hotel Cristallo a Santa Croce Sull’Arno.
Va precisato che Tiziano Zuccolo, che è rappresentante anche dell'Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e di San Trifone, la rete che costituisce Domus Caritatis, non risulta indagato. Nelle intercettazioni riportate dai pm romani, Salvatore Buzzi e Tiziano Zuccolo avrebbero commentato fra loro, e in confidenza, “un patto” di divisione degli affari sugli immigrati “al 50-50", insomma metà e metà. Sbaragliando in un colpo tutta la concorrenza delle altre cooperative sociali.
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