Sicurezza
San Giovanni vuole salvare il Palazzone
SAN GIOVANNI ALLA VENA. Sono tanti i luoghi d’interesse storico-artistico del territorio che meriterebbero un recupero, e tra questi vi è senza dubbio il “Palazzone” di San Giovanni alla Vena....
SAN GIOVANNI ALLA VENA. Sono tanti i luoghi d’interesse storico-artistico del territorio che meriterebbero un recupero, e tra questi vi è senza dubbio il “Palazzone” di San Giovanni alla Vena.
Costruito al di sopra delle cateratte ximeniane del 1757, ancora conserva alcuni ingranaggi e il fascino di un’opera d’ingegneria idraulica tra le più importanti del tempo. L’associazione culturale sangiovannese “Non c’è futuro senza memoria” preme perché il recupero avvenga quanto prima, invitando tutti ad ammirare l’edificio di via dei Due Ponti sabato 28 aprile, alle 9, quando il “Palazzone” sarà aperto in via straordinaria in occasione della Festa dei Camminanti. «Rimasto vuoto e abbandonato per decenni - racconta Lucia Sassi, dell’associazione “Non c’è futuro senza memoria” - il Palazzaccio, come è sempre stato chiamato in paese, è divenuto presto abitazione di una nutrita colonia di piccioni. I loro evidenti e cospicui resti sono stati tolti da due laureande, le quali discuteranno la loro tesi proprio su questo maestoso edificio che sovrasta le tre gallerie in cui il canale Imperiale si ripartiva prima di immettersi in Arno. E' un'opera di ingegneria idraulica , forse unica in Italia, simile come funzionamento a quello della Casa Rossa a Castiglion della Pescaia, ideata anch'essa dall’ingegnere granducale Leonardo Ximenes e ora museo multimediale».
La speranza dei sangiovannesi è quella di vedere il Palazzone trasformato in qualcos’altro. «Potrebbe diventare un museo di ingegneria idraulica - suggerisce Sassi - che raccolga documenti e cartografie, per rendere accessibile a tutti la storia del nostro territorio». All'interno del Palazzone sono ancora visibili parte degli ingranaggi con cui si azionavano tre saracinesche, che servivano a regolare il flusso del canale Imperiale, emissario del lago di Bientina, affinché l’acqua non finisse in Arno qualora questo avesse già di per sé troppa portata. Chiudendo le cateratte si cercava di evitare lo straripamento dell'Arno, ma spesso si aveva quello del canale e del lago con disastrose conseguenze. Questo problema fu risolto solo in seguito con il prosciugamento del lago di Bientina e la costruzione di un nuovo canale, l' Emissario, il quale tuttora porta direttamente le acque al mare passando sotto l'Arno attraverso la Botte. A quel punto le cateratte del Palazzone persero la loro funzione, ma l’edificio sopravvisse come civile abitazione per chi era preposto alla vigilanza dell'Arno.
In occasione dell’eccezionale visita di sabato, ulteriori dettagli e informazioni tecniche sul funzionamento di queste opere idrauliche saranno fornite dell’architetto Marco Forti.
Guido Bini
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