Italia
Verso i settant’anni della Vespa: mezzi storici da tutta Europa
Il progetto ufficializzato in occasione dell’inaugurazione della nuova sede del club pontederese al Villaggio Piaggio
PONTEDERA. Le pareti, bianche, tinteggiate di fresco, sono ancora un po' spoglie, ma fa niente, un bel repertorio di gagliardetti e manifesti, coppe e medaglie, fasce e stemmi colorati di certo non manca, basta dare tempo al tempo e piantare qualche strategico chiodo: l'appeal del locale cambierà da così a così.
Il Vespa Club Pontedera, lo scorso giovedì (il 19 marzo), ha inaugurato la sua nuova, definitiva sede. Applausi e brindisi e foto ricordo per salutare un obiettivo a lungo inseguito: la residenza ufficiale del club che si chiama come la “Città della Vespa”. Il luogo è strategico: la “Casa del Volontariato”, all'interno del Villaggio Piaggio, già casa di generazioni di operai che il mito Vespa l'hanno costruito con le proprie mani, pezzo dopo pezzo, modello dopo modello, record dopo record. «Quale posto migliore di questo?», commenta soddisfatto il presidente del Vcp Luigi Moggia, «la storia della Piaggio ha un suo snodo cruciale in questa zona di Pontedera che, proprio in funzione della fabbrica, ridisegnò, modernizzandolo, il suo profilo. La nostra passione per la Vespa, per ciò che rappresenta nel mondo a livello di stile e di inventiva tipicamente italiani, per la capacità di affascinare gente di tutte le età, compresi i giovanissimi, si ispira ai valori di un'epopea industriale che in questo luogo ha avuto il suo cuore pulsante. Essere qui è un onore».
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Ma c'è di più. La febbre per la Vespa, in provincia di Pisa, non fa che salire, e se il mezzo è d'epoca tanto meglio (la filosofia, efficacemente riassunta da uno slogan che spesso leggi sulle magliette ai raduni, è “Meglio marcia che monomarcia!”). Pontedera e il suo Vespa Club stanno orchestrando quest'euforia trasversale che non cessa di fare proseliti. Vuoi per l'entusiasmo delle nuove leve - pronte a raccogliere e valorizzare, anche a livello organizzativo, gli insegnamenti, i consigli, la chilometrica esperienza dei reparti della vecchia guardia - vuoi per la capacità che la due ruote di D'Ascanio, tra le sue molte proprietà, ha anche quella di abbattere (un miracolo, in terra di Toscana) i campanilismi, sta di fatto che la new wave vespistica “Pontedera & Friends” ha già avuto il suo battesimo di fuoco, ed è già pronta a spargersi, con effetti benefici - per il turismo, e quindi per l'economia - sul territorio. Sette presidenti per sette Vespa Club: oltre a Moggia, Alberto Menciassi (Pisa), Cristian Del Moro (Monte Serra), David Pertici (Valdera), Lucio Schenk (San Miniato), Riccardo Banti (Castelfranco di Sotto), Enrico Ceccarini (Vespa Club Ponte Mediceo-Ponte a Cappiano).
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«Ci siamo recentemente incontrati nella nostra sede», racconta Moggia. «Finita l'epoca in cui ciascun gruppo poteva permettersi di chiudersi nel suo orticello e far da sé. Questo è il momento della collaborazione. Per mettere in campo iniziative ambiziose c'è bisogno dell'aiuto di tutti. Così ho chiesto ai vari presidenti dei Vespa Club vicini di trovarci e mettere sul tavolo idee e progetti. Noi facciamo questo, voi cosa fate, cosa proponete, eccetera. Il risultato? Tante date importanti su cui lavorare insieme».
La data più importante di tutte: 2016, il settantesimo compleanno di Sua Maestà la Vespa. «L'idea è quella di organizzare da noi, in collaborazione con Comune di Pontedera, Fondazione Piaggio, Vespa Club d'Italia e Vespa World Club, il raduno europeo del Registro Storico. Gli amici presidenti ci hanno assicurato il loro appoggio. Sarà una festa coi fiocchi».
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