Il Tirreno

Pontedera

San Romano, il vento alza il sipario sul cantiere in abbandono

di Giacomo Pelfer
Lo stato di abbandono e di degrado in cui si trova il cantiere edile
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Lo stato di abbandono e di degrado in cui si trova il cantiere edile

Le folate hanno divelto i pannelli che celavano le impalcature dimenticate e in preda al degrado. Ultimatum del Comune alla proprietà

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SAN ROMANO. La tempesta di vento d’inizio marzo aveva squarciato il velo sul degrado. Le raffiche, violentissime, avevano piegato al suolo quasi tutti i pannelli fissati lungo il perimetro dell’area. Un po’ come un sipario che all’improvviso si solleva lasciando lo sguardo del pubblico libero di spaziare verso il palco.

In questo caso, però, lo spettacolo non è stato certo dei migliori: i pannelli caduti hanno mostrato in tutto il loro squallore i segni peggiori di un cantiere abbandonato, accendendo l’attenzione su quella che è senza dubbio una ferita aperta nel tessuto urbanistico di San Romano. Una situazione che il primo cittadino di Montopoli Giovanni Capecchi dichiara di non poter tollerare oltre, annunciando di aver dato un ultimatum ai proprietari minacciando addirittura un’ordinanza di demolizione.

La zona in questione si trova in località Angelica, all’incrocio fra la statale Tosco Romagnola, via Lavialla e via Lazio. Uno snodo trafficatissimo che collega il territorio montopolese con il ponte di Castelfranco, oltre ad unire la parte la parte alta di San Romano con quella a ridosso della ferrovia. Il tutto a pochi metri dal punto vendita Conad e da altre importanti attività.

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Un’area che negli ultimi anni è stata oggetto di una consistente espansione edilizia: appartamenti e villette, in un’epoca in cui il mercato edilizio tirava ancora e i bilanci comunali si reggevano sugli oneri di urbanizzazione. Poi la crisi, che ha stoppato e frenato molte lottizzazioni rimaste a metà. Ed è proprio quello che è successo al cantiere di via Lavialla, di proprietà di una società empolese: autorizzato nel 2005 con un progetto da 4 blocchi abitativi, il cantiere, partito a maggio 2006, si è fermato dopo pochi anni con solo 2 blocchi effettivamente ultimati.

«Nel 2009, scaduto il permesso a costruire – ricorda il sindaco Capecchi – il Comune fece una verifica con la società per sapere se intendeva rinnovare il contratto. Fu richiesta all’epoca la presentazione di ulteriori documenti mancanti, ma da allora, forse a causa della crisi, nessuno si è più fatto vivo». Il risultato è quello di un cantiere abbandonato al degrado: una selva di colonne circondate da una discarica di materiali edili e ponteggi lasciati in mezzo a sterpaglie e pozze d’acqua stagnante. «Già prima della tempesta di vento – spiega Capecchi – avevo chiesto all’ufficio urbanistica di fare una verifica della situazione. Pochi giorni fa, quindi, abbiamo convocato in municipio i proprietari».

Da qui l’ultimatum: «Abbiamo dato loro 15 giorni di tempo – prosegue il primo cittadino – per comunicarci se vogliono continuare o meno il progetto iniziale. In ogni caso, anche se i lavori riprenderanno il cantiere dovrà essere tenuto come si deve. Se così non fosse, invece, ci sono le condizioni per emettere sia un’ordinanza di tipo ambientale sia un’ordinanza di demolizione. Devono dirci cosa intendono fare: o ripartono tenendo l’area come si deve oppure agiremo in altro modo, perché di certo il cantiere così non può restare».

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