Proteste
Fronte compatto a Marti per salvare l’ufficio postale
In assemblea col sindaco Capecchi la frazione ha discusso sulle controproposte da avanzare a Poste in vista della fine della sospensiva. Avviata una petizione bipartisan
MONTOPOLI VALDARNO. I cittadini non si sentono affatto sollevati dalla sospensiva concessa da Poste. Non convince lo slittamento di due mesi che ha momentaneamente congelato il maxi piano di chiusura di centinaia di sportelli.
«Perché non vorremmo che questo slittamento dipendesse solo dalle elezioni regionali». Un timore espresso dai cittadini anche nell’incontro pubblico di giovedì sera al circolo Fantozzi di Marti. A dirlo, tra le altre cose, è stata la stessa proprietaria del fondo per ospita il piccolo ufficio postale della frazione, e che si è impegnata a rinunciare al canone d’affitto richiesto a Poste Italiane: «Sono pronta a farne a meno – ha annunciato – purché mantengano l’ufficio postale, perché questo paese si sta spopolando».
«Mi farò portavoce di questa disponibilità», ha commentato il sindaco Giovanni Capecchi, che in apertura ha ricordato passo passo tutte le fasi delle vicenda. «La scelta di Poste è puramente economica – ha spiegato Capecchi – come mi è stato confermato anche nell’incontro con la direttrice provinciale Susanna Iervasi: mentre per Capanne mi è stato spiegato che manca poco alla soglia di redditività per il mantenimento dell’attuale apertura, per Marti, invece, la situazione sembra decisamente peggiore.
Ad ogni modo la data del 13 aprile fissata da Poste è stata scongiurata: adesso i Comuni hanno 60 giorni di tempo per presentare un piano alternativo». Altrimenti, l’ultima carta da giocare sarà quella del ricorso. Una possibilità da non sottovalutare secondo il rappresentante Anci Daniele Caruso: «A inizio marzo – ha raccontato – il Consiglio di Stato ha dato ragione a un Comune della Campania che aveva fatto ricorso contro la chiusura di uno sportello proprio per ragioni di economicità». Tra i cittadini, comunque, prevale una vena di pessimismo: «Perché se chiude anche la Posta rischiamo davvero che il paese si svuoti», ha detto Alessandro Gremigni.
Critica anche la posizione delle opposizioni, rappresentate dai capigruppo Damiano Carli e Luca Potì, che hanno annunciato di aver unito le rispettive petizioni con la raccolta firme dalla maggioranza. Massimo Tesi, invece (neocoordinatore di zona del nuovo partito Italia Unica) ha suggerito le linee della controproposta da presentare a Poste: «In primis chiedere la chiusura di uno degli 11 uffici presenti a Pisa, perché il disagio sarebbe molto inferiore. In alternativa potremmo chiedere la riduzione dei giorni di apertura a Casteldelbosco e Montopoli».
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