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Via allo “Svuota tutto” lavoratori compresi La protesta va in strada

di Andreas Quirici
Via allo “Svuota tutto” lavoratori compresi La protesta va in strada

Mercatone Uno a Navacchio, i dipendenti fanno volantinaggio tra le auto davanti all’ingresso: «Sbattuti fuori di casa»

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CASCINA. “Grazie, arrivederci”. Daniela Iungo ripete quasi alla noia la frase con cui i cassieri salutano i clienti dopo il pagamento della merce acquistata. Ma la dipendente di Mercatone Uno non è dentro al negozio di Navacchio. È in strada, in mezzo a un incrocio mentre distribuisce volantini agli automobilisti in transito. Cordialmente e col sorriso sulle labbra dice la stessa cosa a tutti, anche a quelli che tirano dritti. Anche se la sorte ormai segnata dei 36 lavoratori del celebre grande magazzino potrebbe toccare a chiunque e in qualsiasi momento. La vicenda di Mercatone Uno, infatti, non si decide a Navacchio. Ma a Bologna, nelle stanze del tribunale dove la proprietà ha presentato richiesta di concordato preventivo, e probabilmente anche in qualche lussuoso ufficio di multinazionali pronte a raccogliere i cocci di una storia che sembra ormai avviata al capolinea. «Se fosse dipeso dalle nostre vendite non avremmo fatto questa fine – prosegue Daniela, 42 anni, da 11 dipendente di Mercatone Uno, un figlio, un mutuo e un marito –. Anche in tempi di crisi, infatti, avevamo numeri di tutto rispetto». Invece, quello di Navacchio è tra i 34 negozi in Italia che mette in pratica l'operazione "Svuota tutto", un segnale, secondo le sindacaliste della Cgil, che hanno organizzato lo sciopero di ieri che durerà anche oggi, che ne presuppone la chiusura. «È stato confezionato un pacchetto di 43 negozi – commenta Caterina Ballanti della Cgil – che dovrebbero essere acquistati da altre società e Navacchio non ne fa parte. Ma su questi aspetti, come su tutto il resto, stiamo aspettando di saperne di più».

Già, perché uno dei paradossi peggiori è l'incertezza sul futuro, visto che mancano comunicazioni ufficiali su cosa accadrà ai punti vendita e ai lavoratori. La scena della protesta è significativa. Il centro commerciale di Navacchio è chiuso, i lavoratori, con le loro divise gialle, sono davanti all'ingresso con striscioni, fischietti e volantini. Ma sulla porta di accesso c'è una specie di bodyguard che non fa entrare neppure per andare al gabinetto. «Eravamo una grande famiglia, ma ci hanno sbattuto fuori di casa» e «L'universo del risparmio sulla pelle dei lavoratori», sono alcuni degli slogan scritti e appesi su pezzi di stoffa. Intanto, una dipendente con un piccolo megafono ne fa sentire un altro: «Al Mercatone Uno non rimane più nessuno», mentre tra chi fa volantinaggio ci sono anche i cinque che non avranno un soldo dalla procedura di mobilità che si potrebbe aprire a breve. Si tratta dei cosiddetti “associati in partecipazione”, che guadagnano sulla merce venduta ricevendo una ritenuta d'acconto come contributi. E sono tutti ultracinquantenni. «Non abbiamo diritto al trattamento di fine rapporto o a nessun genere di liquidazione – spiega Gennaro Marcello, insieme ad altri colleghi, tra cui Daria Verdelli –. Stare in strada a protestare è l'unica cosa che ci rimane».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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