Sicurezza
Profughi nell’ex albergo sale il tono della protesta
Uno dei soci della srl proprietaria dell’immobile: «Non c’è nulla di irregolare» Ma contro l’operazione si schierano sia il sindaco che le opposizioni
SANTA CROCE SULL’ARNO. L’iniziativa parte da una cordata di cooperative romane ma arriva nelle stanze dell’ex Hotel Cristallo, nel centro di Santa Croce, chiuso ormai dal 2002. È qui che il gruppo di coop capitoline (partecipanti a un bando indetto dalla prefettura di Pisa) ha proposto di alloggiare fino a 70 profughi richiedenti asilo.
Una notizia che ha fatto subito scalpore scatenando le ire del sindaco Giulia Deidda, decisa a tentare ogni mezzo per impedire l’operazione. Per capire meglio come stanno le cose abbiamo parlato con Giancarlo Lapi, uno dei soci della Srl proprietaria dell’ex albergo, che precisa subito di non avere al momento alcuna conferma di un vero e proprio via libera da parte della prefettura. «Sono stato contattato da una società romana - racconta - la quale mi disse che la nostra struttura poteva far comodo per ospitare i profughi, anche se tutto dipendeva da un eventuale esito positivo del bando. È stato quindi stipulato un contratto d’affitto con sospensiva. Al momento, però, non sono stato più ricontattato: non mi risulta che la cooperativa abbia vinto il bando, e anzi credo che alla fine non se ne farà niente». La graduatoria della gara, pubblicata sul sito della prefettura, affida comunque il punteggio più alto al gruppo di coop romane che ha come mandataria una società denominata “Le Tre Fontane”. Il tutto con un ribasso di quasi il 4% e una retta richiesta allo Stato di 34,50 euro pro die per ogni profugo: in pratica 2415 euro al giorno. La decisione finale, tuttavia, sembra legata a una valutazione sulle condizioni delle struttura proposta per l’accoglienza. Nel pomeriggio di venerdì, infatti, funzionari della prefettura hanno visitato l’hotel insieme ai vigili del fuoco e al sindaco. «Ci tengo a precisare - riprende Lapi - che non ho voluto tenere nascosta questa cosa, visto che il sindaco sostiene che avrei dovuto avvisarla. Semplicemente non ho detto niente perché non avevo niente in mano e non c’era nulla di certo. Non ho fatto nulla di scorretto. Dal Comune potevano chiamarmi subito e avrei spiegato come stavano le cose».
La notizia del potenziale arrivo di 70 profughi nell’ex albergo di largo Galilei ha però già scatenato le prime reazioni politiche. Per il capogruppo di “Ricostruiamo Santa Croce” Flavio Baldi l’errore sta nel fatto «di non aver fatto nulla, in tutti questi anni - dice - per provare a dare un futuro a quella struttura cercando di agevolare i proprietari». L’esponente della Lega Nord Susanna Ceccardi, invece, collega i fatti di Santa Croce al business dell’accoglienza entrato nell’inchiesta di “Mafia Capitale”: «A poche settimane da quello scandalo un altro capitolo fumoso e ricco di mistero avvolge una realtà toscana. Un albergo abbandonato - si chiede - torna agibile per ospitare profughi? E poi, con tutte le coop che abbiamo, proprio una di Roma deve gestire l’immobile?».
Giacomo Pelfer
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