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Pontedera

I sindacati chiedono l’apertura della cava

I sindacati chiedono l’apertura della cava

Dopo i furti alla Granchi e il progetto Santa Emilia fermo le rappresentanze temono la delocalizzazione

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POMARANCE. Che siano mantenuti i posti di lavoro in loco. In tale termini si esprimono i rappresentanti dei lavoratori della ditta Granchi Srl, che conta oltre cinquanta dipendenti. «Sono stati fatti molti sforzi per garantire al massimo una presenza stabile di personale e lavoro, per un’azienda che rappresenta una importante realtà dell’Alta Val di Cecina – sottolinea Emanuele Roccuzzo, della Fillea Cgil, in rappresentanza dei lavoratori dell’azienda – adesso, con il furto di quattro autocarri verificatosi nella notte tra lunedì e martedì, per un danno di circa mezzo milione di euro, e un altrettanto gravoso danno pratico, proprio per il fatto che quegli automezzi servivano per lavorare, sebbene l’azienda abbia intenzione di mantenere il numero attuale di dipendenti e non fare ulteriore ricorso ad ammortizzatori sociali, ci sono delle difficoltà. Sarebbe necessario rendere più facile e meno costoso il reperimento della materia prima».

L’azienda lavora nel campo edile-stradale. Ed ecco rispuntare la questione cave, di due cave. La prima è quella di gabbro in località Gabbri, tra Pomarance e Larderello, che è già stata autorizzata, e dovrebbe essere coltivata dalla Granchi ma che ad oggi non può però essere utilizzata fino a che non viene ripristinata la cava di Valle Secolo.

La seconda cava, da cui si dovrebbe prelevare misto di fiume (sabbia e pietre) è la discussa cava di Santa Emilia, a Pomarance, nei pressi del fiume Cecina e della riserva naturale di Berignone, per la cui autorizzazione si attendono i tempi tecnici per la chiusura della conferenza dei servizi.

Va ricordato che la cava di Santa Emilia è osteggiata fortemente da un comitato “No Cava” nato circa un anno fa e che su di essa pendono due ricorsi al Tar. E, attraverso una petizione online sul sito Change.org, oltre mille persone, della zona e non, hanno espresso la propria netta contrarietà al sito estrattivo che, secondo chi si oppone, potrebbe causare danni irreversibili all’ambiente.

«L’azienda, date le presenti circostanze, sta riflettendo se da un punto di vista economico non sia meglio spostare una parte dell’attività produttiva verso zone dove l’estrazione della materia prima e il loro trasporto sia economicamente più vantaggioso, con conseguente spostamento di alcuni reparti di produzione e un dislocamento di parte dei lavoratori attualmente impiegati in Alta Valdicecina verso altro sito di produzione fuori dall’Alta Val di Cecina – riferisce ancora Roccuzzo - auspico pertanto che gli organi competenti velocizzino l’iter d’approvazione delle cave, ormai quasi a conclusione affinché non ci siano dei dislocamenti di posti di lavoro fuori da questo territorio». Tale auspicio è condiviso dalla stessa dirigenza della ditta Granchi Srl.

Gianni Bianchi

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