Il dolore
L’indotto? «Un problema di sistema»
Colaninno: «Basta casi Tecnocontrol». Il patron Piaggio per quattro ore a confronto coi rappresentanti sindacali
PONTEDERA. Quattro ore di confronto tra Piaggio e sindacati da cui ricavare tre elementi fondamentali comunicati anche dal presidente Roberto Colaninno: l'inizio del 2015 segna un -16% del mercato delle due ruote in Italia; l'occupazione nella fabbrica pontederese non cala e «l'indotto deve assumersi l'onere della produttività e dell'etica imprenditoriale», visto che «non si ripeteranno casi come quello di Tecnocontrol», in cui la fabbrica della Vespa ha speso «20 milioni per acquistare i macchinari, assumendo 90 dipendenti e trasferendo all'interno tutte le lavorazioni dell'alluminio».
Serve l’accordo di programma. Concetti chiari, illustrati davanti ai rappresentanti nazionali e territoriali di Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil, compresi esponenti delle Rsu di Piaggio, Aprilia e Moto Guzzi, visto che si parlava del futuro dell'intero Gruppo Piaggio. Diverse le reazioni dei sindacati. Fiom ha parlato della necessità di un patto territoriale per la Valdera in stile Piombino o Livorno «anche se i contesti sono diversi». Uilm ha chiesto il rinnovo dell'integrativo scaduto nel 2012, apprezzando «il mantenimento dei livelli occupazionali tramite gli ammortizzatori sociali», mentre Fim ha ribadito «la necessità di incrementare la qualità produttiva e dei veicoli».
Occupazione e futuro. «Noi e voi abbiamo un interesse comune, non siamo su due fronti contrapposti», ha detto Colaninno introducendo la nota dolente dell'analisi degli ultimi sei anni, in cui il mercato italiano delle due ruote è passato da oltre 500mila veicoli a 180mila con un -64%. In Europa, compresa l'Italia, si è passati da un milione e 350mila veicoli del 2009 a 960mila del 2014. Colaninno ha poi spiegato che «nel 2009 i lavoratori a Pontedera erano 3.100, nel 2014 tremila, mentre in Europa Piaggio è passata da 4.600 dipendenti a 4.000 con la chiusura della Derbi in Spagna». Sul futuro, Colaninno ha sottolineato «l'intenzione di mantenere l'attuale quota di mercato, il 16% complessivo e il 25% tra gli scooter, penetrando nel Sud Est asiatico, uno di quei mercati dove abbiamo deciso di produrre, vista la forte crescita e che è in grado di produrre risorse da impiegare in Italia e in Europa». Intanto, l'agenzia di rating Moody's si pone dubbi sulla permanenza di Piaggio a livello Ba3 in quanto presenta «coefficienti ancora deboli e non adeguati al rating attuale», anche se «un recupero nei margini operativi nel 2015 è probabile».
Investimenti e indotto. Per quanto riguarda gli investimenti, il presidente del Gruppo Piaggio ha ricordato la famosa media di 100 milioni all'anno, di cui il 60% a Pontedera. «Le scelte che abbiamo fatto ci mettono nelle condizioni di poter attendere gli effetti di una ripartenza dei mercati europei, quando si verificherà. Siamo leader nello scooter – ha proseguito Colaninno – e gli investimenti fatti sui marchi delle moto, Aprilia e Moto Guzzi, ci mettono al livello della migliore concorrenza, la più qualificata a livello internazionale». Sul fronte dell'indotto Piaggio, Colaninno ha parlato di «problema di sistema» e non «di un problema di Europa nei confronti dell'Asia», visto che «ci sono fornitori in Germania o Polonia che per livello qualitativo e per i costi competono con un certo indotto pontederese». E sul tema delle lavorazioni all'estero, è stato affermato che «fermo restando che vi saranno veicoli di fascia più concorrenziale che potranno essere prodotti in Vietnam e importati in Europa, come il Liberty, abbiamo smesso di comprare motori per scooter in Cina, con i propulsori Lem che già oggi vengono prodotti in parallelo sia in Vietnam che a Pontedera».
Le reazioni. «Manca il cambio di passo che auspicavamo. L'unico rimedio è l'accordo di programma territoriale che favorisca investimenti privati e pubblici per non far morire un intero settore in Valdera», ha detto Massimo Braccini, segretario regionale Fiom. Per Ferdinando Uliano, segretario nazionale Fim, «occorre agganciare la ripresa sfruttando l'euro debole, rinforzando il ruolo delle meccaniche per produrre motori da esportare con una indispensabile apertura sui mercati internazionali». Gianluca Ficco, coordinatore nazionale delle Due ruote di Uilm, ha parlato della «disponibilità a discutere di una maggiore competitività, a patto che si torni al tavolo per il rinnovo del contratto integrativo scaduto da tre anni».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
