Il Tirreno

Pontedera

Lettera aperta - «Io, padre separato e le scelte di una legge che non ci tutela»

Il giorno è di quelli che fanno riflettere: 19 marzo, festa del papà. Un ruolo che Marco (il nome è di fantasia) da 11 anni vive in maniera contrastata. Ecco il suo intervento

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PONTEDERA. Il giorno è di quelli che fanno riflettere: 19 marzo, festa del papà. Un ruolo che Marco (il nome è di fantasia) da 11 anni vive in maniera contrastata. In causa con la ex moglie dalla quale è separata e in lotta per la gestione del tempo che lui vorrebbe dedicare al figlio.

Un disagio che ha deciso di raccontare in una lettera indirizzata al presidente del tribunale che si occupa della sua vicenda giudiziaria. «Nel 2004 mi sono separato. Consensualmente – racconta – tre anni dopo, nonostante la mia ferma volontà di proseguire per un divorzio consensuale, sono stato chiamato a giudizio in un procedimento di divorzio giudiziale, perché non ho voluto accettare quanto proposto dai legali della mia ex moglie sull’assetto delle future frequentazioni tra me e nostro figlio. Proposta per me iniqua. Avrei potuto tenere con me nostro figlio due fine settimana e due giorni infrasettimanali, ogni mese. Ho rifiutato, considerando la proposta dannosa per la doverosa condivisione parentale necessaria da offrire a nostro figlio l'apporto affettivo ed educativo di entrambi i genitori in ugual misura».

Ci sono state mediazioni, non accolte e sfociate in un percorso giudiziale ancora in atto. «Per nostro figlio – prosegue l’uomo – è stato deciso un affido condiviso tra me e la madre. Vennero messe a verbale le disposizioni transitorie e provvisorie che ricalcavano fedelmente la proposta che non avevo accettato. Io e mio figlio fino a oggi abbiamo dovuto sottostare ai ritmi imposti dal tribunale: hanno leso, in maniera irreparabile, ogni nostro diritto. In questi anni tra cambi di giudici, udienze rinviate e poi ancora rinviate, in assenza di effettiva attività istruttoria con un mio ricorso alle disposizioni di cui ancora attendo risposta, ben 3 ricorsi al giudice tutelare e uno al Tribunale dei minori con pareri tra loro diametralmente opposti, una perizia, la cui relazione finale giace depositata da 2 anni in attesa di un parere del giudice che nulla ha disposto nell'interesse di mio figlio, non dando corpo a quanto suggerito dalla perizia».

Il messaggio è per sottolineare il disagio forte che l’uomo avverte «verso questo Stato che avrebbe dovuto tutelare mio figlio e che non l'ha fatto. Spero che lei capisca che la mia più grande volontà è stata ed è quella di poter offrire a la possibilità di condividere il suo percorso di crescita supportato dall'amore di entrambi i genitori in ugual misura».

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