Il Tirreno

Pontedera

Dopo 23 anni di udienze la risposta è sempre “no”

Dopo 23 anni di udienze la risposta è sempre “no”

Arriva dalla Cassazione la parola fine alla vicenda che vedeva opposti un promesso sposo “abbandonato” prima delle nozze e la famiglia di lei

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CASTELFRANCO. Il matrimonio sfuma e il promesso sposo reclama i soldi versati per ristrutturare la casa dove avrebbe dovuto vivere con la sua amata. Ci prova dal 1992 a farsi ridare il denaro - al valore attuale sui 20.000 euro - consegnato ai suoceri prima della rottura del fidanzamento. E in ogni grado di giudizio il marito mancato si è visto rigettare quelle che, con una caparbietà granitica, ritiene siano le sue legittime richieste.

L’ultimo e definitivo round si è consumato in Cassazione con i giudici che hanno respinto il ricorso dell’uomo confermando quello che già in primo grado a Pisa e in Appello a Firenze i tribunali avevano sentenziato: non ha diritto a riavere i soldi dati per sistemare la futura casa matrimoniale. Protagonista della storia è un noto imprenditore della zona del cuoio. Si chiama Soccorso Sicuranza, 50 anni, titolare di un’impresa di onoranze funebri, già consigliere comunale e presidente della Pubblica Assistenza. È quello che si dice un personaggio conosciuto, le cui vicende private hanno preso la strada dei tribunali civili con un’ostinazione da record. Tutto ha inizio da una fine. Quella della relazione tra Sicuranza e la sua fidanzata dell’epoca. Lui sostiene di aver dato dei soldi ai futuri suoceri «per la ristrutturazione dell'immobile di loro proprietà, che avrebbe dovuto essere destinato ad abitazione coniugale dopo il matrimonio, che poi non era avvenuto per la cessazione del fidanzamento» scrivono i giudici della Suprema Corte.

Siamo nel 1992 quando Sicuranza cita in giudizio i suoceri, Giovanni Fratini, Loredana Valleggi e l’ex fidanzata, Mary Fratini, difesi dall’avvocato Sergio Martelli. Assistito dall’avvocato Maurizio Bonistalli, Sicuranza ottiene un primo no il 18 settembre davanti al tribunale di Pisa. Fa ricorso in Appello e l’11 gennaio 2011 il secondo conferma ribadisce il principio che non ha diritto di recuperare quei soldi anticipati ai suoceri quando pensava di doversi sposare. I due rifiuti consecutivi non placano la sete di giustizia di Sicuranza che decide di arrivare fino alla Cassazione. Con il risultato di incassare il terzo no. Si legge nella sentenza: «Il ricorso appare inammissibile, in quanto l'unico motivo su cui si fonda è il contenuto di non meglio individuati documenti, riguardo ai quali non viene fornita l'indicazione specifica. Detti documenti sono rappresentati da assegni bancari che genericamente si dicono intestati alle varie ditte fornitrici e da dichiarazioni di quietanza in originale». Fine delle rivendicazioni da parte dell’aspirante sposo. Che è stato condannato anche pagare le spese legali fissate in 3.200 euro. Senza considerare le notule per gli avvocati, suo e della controparte, e le varie spese di giustizia in una causa che dura da 22 anni. Tutto per un matrimonio sfumato.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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