La manifestazione
Problemi per Italcuoio e Marros
Il primo è già in liquidazione, mentre il secondo ha nominato il commissario
SANTA CROCE SULL’ARNO. Tre aziende travolte dal ciclone della crisi, due di queste già in liquidazione e una in bilico. In tutto poco meno di 100 dipendenti alle prese con un futuro molto incerto. È l’ultimo bollettino della crisi che colpisce anche la filiera della pelle, in una zona in cui l’economia resta solida rispetto ad altri territori della Toscana. Ma, nonostante le prospettive di un andamento comunque positivo per il 2015, specie per il settore conciario, al momento il ristagno degli ordinativi preoccupa i sindacati. «Siamo in una fase d’incertezza – spiegano Loris Mainardi e Fabio Carmignani della Cgil – dopo mesi di poco lavoro nelle aziende. Magari ci saranno segnali incoraggianti da qui all’estate, ma non tali da poter far riprendere una filiera che sta soffrendo e che ha chiuso il 2014 con una perdita del 3%».
Insomma, pochi raggi di sole all’orizzonte in un cielo nuvoloso. Ma molto peggio sta andando per alcune aziende. Come il cuoificio Italcuoio di Santa Croce sull’Arno, che è in liquidazione, oppure il calzaturificio Marros di San Miniato, che ha nominato il liquidatore. Senza contare poi una conceria santacrocese che in molti danno per spacciata, ma che ha presentato la richiesta di cassa integrazione per alcune settimane. Nel primo caso sono poco meno di 20 i dipendenti che rischiano il posto, nel secondo 44 e nel terzo circa 30. Marros, probabilmente, è il caso più difficile da risolvere, anche se una trentina di addetti dovrebbe trovare una nuova collocazione in aziende della zona. Per quanto riguarda Italcuoio, ci sarebbero possibilità che la proprietà riapra una nuova azienda, mentre per la conceria c’è ansia, anche perché si tratta di una delle realtà di primo piano del comprensorio del Cuoio. «Purtroppo anche le concerie che hanno sempre lavorato con regolarità stanno accusando il colpo in questo momento – dice ancora Mainardi – creando anche inevitabili difficoltà ai loro contoterzisti di fiducia. Si dice che gli ordinativi dalle griffe stiano per arrivare, ma per far riprendere il comparto dovrebbero essere molto numerosi. Invece, si sta profilando la situazione che molte aziende della moda che avevano abituato le concerie a fare ordinativi che poi venivano consegnati completamente, ora stanno usando i fornitori come il loro magazzino. In pratica, ordinano articoli, ma ne ritirano una parte, dilatando i tempi di pagamento e obbligando le concerie a tenersi la merce già pronta nei magazzini». (a.q.)
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