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Ultimatum alle Poste per il caso Montopoli

Ultimatum alle Poste per il caso Montopoli

Il comitato “Truffati e indignati” si è riunito per definire le linee di intervento Sono 35 le persone vittime di ammanchi per oltre 850.000 euro

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MONTOPOLI VALDARNO. «A noi non interessano le questioni interne di Poste Italiane, né quali saranno nello specifico le responsabilità della ex direttrice. Quello che vogliamo è che intanto sia fatta giustizia per coloro che avevano dato fiducia e risparmi a Poste». Parla chiaro il neopresidente del comitato “Truffati e indignati” Paolo Tinghi, che mercoledì sera si è nuovamente riunito insieme alle altre vittime della truffa nei locali del palazzo comunale.

Una serata in cui si sono prese le prime linee d'azione del gruppo, con la costituzione formale del comitato già annunciato nelle settimane scorse. Un adempimento formale che a oggi riguarda ben 35 persone aderenti con due figure di riferimento al vertice: Tinghi stesso, come presidente ed il sindaco Giovanni Capecchi, che si occuperà di intrattenere i rapporti fra comitato e Poste Italiane. «È ancora presto per dare cifre precise, perché le situazioni dei vari aderenti al comitato sono molto differenti - spiega Tinghi - Ma la cifra complessiva dovrebbe superare le stime comunicate in precedenza, per un ammontare totale di 850mila euro. Ma potremmo anche arrivare al milione». Il riferimento alle varie “posizioni” è d'obbligo, in quanto molti dei soldi di cui non si ha traccia erano vincolati in buoni fruttiferi o titoli di varia natura, acquistati anche anni fa e quindi già comprensivi di interessi maturati la cui restituzione, al momento, non è data per certa senza la via legale. Ciò nonostante come primo atto il Comitato ha inviato formale richiesta alla direzione generale di Poste affinché vengano resi pubblici i risultati dell'inchiesta interna. Una richiesta però a tempi contingentati: «sono passati dei mesi, nei quali abbiamo ricevuto solo rassicurazioni - commenta il sindaco Capecchi - Adesso è venuto il momento per Poste di dirci qualcosa di più specifico sulla vicenda. Qualcosa di scritto, perché fino ad ora niente è stato messo nero su bianco, almeno pubblicamente». Una richiesta quindi ha tutta l'aria dell'ultimatum. Qualche primo elemento sulle dinamiche dei fatti Poste Italiane infatti deve averlo: a Gennaio tutte le vittime erano state chiamate presso l'ufficio per mettere a verbale le loro denunce. Tutta logistica della costituzione del comitato e della formalizzazione della richiesta è stata affidata all'avvocato Ficcadenti, del Movimento Consumatori.

«L’intento è chiudere la faccenda prima possibile, affinché tutta la parte delle responsabilità della direttrice con Poste Italiane sia trattata in un secondo momento - spiega Ficcadenti - La responsabilità verso i risparmiatori è palese. Se non ci saranno comunicazioni da parte di Poste le faremo valere in altre sedi».

Nilo Di Modica

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