Il dolore
Presunto stupro, due persone da identificare
Sono un pasticcere e un’amica della sorella che la ventenne avrebbe incontrato mentre era sotto choc
PONTEDERA. Durante le indagini successive al presunto festino a luci rosse, avvenuto nella notte tra il primo e il due luglio dell’anno scorso e che ha portato a giudizio Edoardo Nieri e Mattia Rizza, ventenni di Pontedera, accusati di aver violentato una loro amica dopo averla indotta a bere una bibita contenente la droga dello stupro, non sono state mai identificate le prime due persone che la giovane ha incontrato dopo quella notte.
Sono un pasticcere e un’amica della sorella della persona offesa. «Non ricordo i loro nomi», ha detto la giovane sia durante il processo che alla fine dell’inchiesta. Del resto, la ventenne, che quella notte era insieme ad un’amica diventata la principale testimone del processo, ha confermato più volte in questi mesi di non avere ricordi di quella serata se non dei momenti iniziali, dell’appuntamento al Cineplex di Pontedera e del bagno in piscina, nella villa a Santa Maria a Monte. I quattro ventenni avevano bevuto quella sera e la giovane dopo aver sorseggiato un bicchiere di vino rosso, insieme all’amica, ha un vuoto di memoria.
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Anche per questo motivo uno dei difensori dei ragazzi, l’avvocato Anna Francini, ha chiesto ai giudici del primo collegio del tribunale di Pisa, durante le fasi iniziali del dibattimento, di inserire nel nutrito elenco dei testimoni due persone da identificare, delle quali si parla nella prima sommaria informazione e nella querela. Il difensore avrebbe ritenuto utile che fossero ascoltati - la sua motivata richiesta è stata parzialmente accolta - i ragazzi della chat che, subito dopo che la giovane era stata accompagnata a Pontedera perché si era sentita male, si erano scambiati messaggi. Durante le indagini sono stati estratti molti dati della messaggistica e delle chat. Per comprendere meglio non solo i vari riferimenti ma anche il contenuto di questi messaggi, secondo la difesa, dovevano essere sentiti tutti i vari soggetti che sono stati identificati. Questo nell’intenzione di conoscere le effettive condizioni della ventenne, oggi parte offesa al processo.
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Il primo a vederla, dopo che la ventenne, come lei stessa ci ha raccontato, era uscita dalla casa dell’amica e in stato confusionale aveva cominciato a camminare per la città, è stato proprio il ragazzo che andava a consegnare le paste. «Mi ha chiesto se volevo un passaggio e sono salita a bordo del furgoncino ma non ricordo il suo nome, forse non gliel’ho nemmeno chiesto. Gli ho detto che preferivo aspettare mia madre all’uscita del lavoro, alle 7, all’ospedale Lotti».Madre e figlia a quel punto sono tornate a casa dell’amica, hanno preso le chiavi dell’auto e sono tornate alla loro abitazione. La ventenne ha dormito un’ora, questo il suo racconto, ed è andata a casa di un’amica della sorella della quale non sa dire il nome.
Certamente i testi delle chat possono aiutare, secondo la difesa, a comprendere quali sono state le reazioni dei protagonisti di quella serata e degli amici. «Durante l’udienza gli avvocati mi hanno chiesto più volte perché non ho cercato di mettermi in contatto subito con Mattia ed Edoardo per chiedere una spiegazione di quello che era successo. Ma non ho potuto farlo, ero all’ospedale e la polizia mi ha chiesto di non rispondere alle loro telefonate».
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