Toscana
Parla la donna vittima di stalking: "Una vita d’inferno per la sua possessività"
È iniziato il procedimento per stalking nei confronti dell’ex assessore al Comune di Pontedera. Interrogata l’ex compagna che lo denunciò "nella speranza che smettesse"
PISA. «All’inizio avevo sottovalutato la gelosia di Stefano Tognarelli. Scenate, litigi... Ad un certo punto la mia era diventata una vita d’inferno. Mi strattonava ogni volta che voleva controllare i numeri e i messaggi sul mio telefono cellulare». Non è stato facile per la donna che un anno e mezzo fa si è decisa a denunciare per stalking l’ex assessore di Pontedera Stefano Tognarelli, raccontare in un’aula di tribunale come i comportamenti dell’ex convivente le hanno cambiato la vita. «L’ho denunciato nella speranza che tutto questo finisse», si era confidata la parte offesa prima dell’inizio dell’udienza, cercando di mettere insieme le forze per riferire davanti al giudice Raffaella Poggi i presunti atti persecutori già snocciolati con tanto di date e testimoni in una lunga e dettagliata querela.
Martedì 10 marzo per la parte offesa era diverso: doveva ricostruire una relazione piuttosto complicata sotto lo sguardo attento non solo del giudice, del pubblico ministero e degli avvocati (Alberto Marchesi per lei e Stefano Del Corso per lui), ma anche dello stesso imputato. L’ex assessore si è presentato al processo intenzionato anche a farsi sentire nelle successive fasi del dibattimento. E lei, la sua ex, non ha fatto un passo indietro durante l’esame del pubblico ministero.
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Guardando verso Tognarelli, che continuava a osservarla con un atteggiamento distaccato, tipico di chi è pronto a respingere le accuse, la donna ha ripercorso passo dopo passo la loro relazione, iniziata tra gennaio e febbraio 2010. I primi messaggi su Facebook, l’amicizia e le prime uscite pubbliche quando lui, sposato e con figli, era assessore comunale alla cultura.Vinta la paura iniziale, la persona offesa, come un fiume in piena, si è liberata di due anni di pressioni. «Se mi telefonava e per caso non rispondevo diventata un problema... Faceva una scenata incredibile, anche se io non gli ho mai dato motivo di essere geloso». La donna non potrà dimenticare, così ha detto, una sorta di inseguimento avvenuto in piazza Garibaldi a Pontedera. Lei era sulla sua auto e Tognarelli la seguiva in macchina dandole “bottarelle” nel paraurti. «Mi sono spaventata, ho chiamato mio figlio, ho lasciato lì la mia vettura e sono fuggita, dopo aver chiamato anche un amico di Tognarelli, che in questa storia ha cercato di fare da paciere e anche di dire a lui di cambiare atteggiamento».
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Dopo i primi episodi, come è stato detto durante il processo, la relazione era finita e Tognarelli era tornato in famiglia. Ma poi l’ex assessore, dipendente del Comune di San Miniato, si era avvicinato di nuovo alla donna che poi lo ha denunciato. Ben presto infatti erano riprese le liti, in una delle quali lui afferrò addirittura un coltello, sempre «per la gelosia e la possessività incontrollabile».
La vittima ha quindi ricostruito una lite avvenuta a Pasquetta mentre andavano a Lucca: sempre con il cellulare strappato dalle mani della convivente. «Non ne potevo più e lui non voleva andare via da casa mia. Mi sono trasferita da mia madre e poi, dopo alcuni giorni, ho cambiato la serratura di casa. Da quel momento mi telefonava a tutte le ore, di giorno e di notte, anche dieci volte di seguito». Infine la donna ha ripercorso una lite, sempre davanti a testimoni, avvenuta ai Laghi Braccini, e parlato dei danneggiamenti. «Tognarelli non mi ha picchiato, è vero – ha detto la parte offesa – ma ho ricevuto tanti gesti che non sono stati simpatici... Ho dovuto cambiare tutte le mie abitudini, dal supermercato dove andavo a fare la spesa, al dentista». Una variegata gamma di episodi, stando alle accuse, culminati con i presunti danneggiamenti alle auto immortalati dalle telecamere.
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