Sicurezza
«Udienze pubbliche a garanzia degli imputati»
Alla vigilia dell’inizio del processo si era pensato che il dibattimento si potesse svolgere a porte chiuse. Cosa possibile visto il reato contestato, il 609 octies, che punisce lo stupro di gruppo
PONTEDERA. Una vicenda dolorosa, a prescindere da come si concluda, per i quattro protagonisti della serata in piscina sotto le stelle. Alla vigilia dell’inizio del processo, considerata la necessità di tutelare la parte offesa, chiamata a riferire su circostanze particolari e imbarazzanti, si era pensato che il dibattimento si potesse svolgere a porte chiuse. Cosa possibile visto il reato contestato, il 609 octies, che punisce lo stupro di gruppo.
E dopo le questioni preliminari affrontate prima dell’inizio del dibattimento - gli imputati erano presenti in tribunale - la parte civile ha formulato questa richiesta, secondo quelle che erano le aspettative della vigilia. Richiesta che però non ha trovato d’accordo la difesa degli imputati.
«Noi ci opponiamo», ha esordito il professor Padovani, spiegando per quale ragione gli imputati rivendicano il diritto di avere un processo a porte aperte, pubblico, come ulteriore garanzia, dopo il clamore che il caso ha suscitato. Il collegio giudicante ha quindi disposto che le udienze saranno pubbliche tranne che per le parti che riguardano strettamente la parte offesa.
Ridotta anche la lista dei testimoni presentata dai difensori degli imputati che volevano citare persone in grado di dare una connotazione più precisa a tutta una serie di messaggi inviati sulle chat dopo il presunto festino o di aiutare a comprendere la personalità e gli interessi dei due imputati, come poteva essere la moglie di Andrea Bocelli, Veronica Berti, legata da amicizia alla famiglia Rizza.
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