Il Tirreno

Pontedera

Festino in villa, a giugno l’esame della testimone chiave

Il Ghb, conosciuto anche come droga dello stupro
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Il Ghb, conosciuto anche come droga dello stupro

L’accusa chiamerà in causa un’altra ragazza di 19 anni: quella notte vide la presunta vittima

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PONTEDERA. È stata una lunga udienza, come era prevedibile, quella che ha dato inizio al processo per fare chiarezza nelle responsabilità sul presunto festino in villa di cui sono accusati i due ventenni, Rizza e Nieri. Oltre alle famiglie dei ragazzi, così come della parte offesa e della testimone, c’erano alcuni amici degli imputati che non credono alle accuse e li sostengono in questo difficile momento. I tempi per arrivare alla sentenza non sono stretti. La prossima udienza ci sarà all’inizio dell’estate, il collegio giudicante ha già stabilito altre date fino a novembre. Il 9 marzo era previsto anche l’esame della testimone principale del processo, l’amica che ha raccontato alla presunta vittima, cosa era successo la notte precedente, nella villa di Santa Maria a Monte.

Tanti messaggi sulle chat e lunghi chiarimenti tra le due ventenni. «Da parte della parte offesa c’è stata una ricostruzione non proprio puntuale e lucida dei fatti. Il quadro potrà completarsi con la testimonianza dell’amica, prevista per la prossima udienza. Oggi il fatto al centro del processo non è stato descritto in quanto la parte offesa non ricorda», hanno detto alla fine dell’udienza gli avvocati Francini e Odescalchi, senza entrare nel merito del dibattimento. «Ho capito quello che era successo il giorno dopo – ha ripetuto la parte offesa – quando la mia amica me l’ha detto». Ecco perché ciò che è accaduto quella notte, dal punto di vista della ricostruzione, è nelle mani dell’amica.

Durante la serata in villa la presunta vittima infatti si è sentita male. È caduta e in fretta e furia è stata aiutata a rivestirsi e poi accompagnata a Pontedera. Rizza ha aiutato la testimone a farla sdraiare sul divano in casa di quest’ultima. Poi però la giovane è uscita. Ha incontrato, così risulta nella querela e così è stato detto in tribunale, un fornaio (mai identificato durante le indagini) che le ha dato un passaggio fino all’ospedale Lotti dove lavora la madre.

In casa della testimone chiave del processo c’era un’altra giovane di 19 anni, residente a Volterra ma che lavora a Pontedera. Quella sera aveva perso l’autobus per tornare a Volterra e aveva chiesto ospitalità alla testimone. La prossima udienza sarà sentita anche lei. «Ho visto uscire di casa, la mattina alle 5, la presunta vittima. Era presto, era confusa». Circostanze che potrà riferire nei dettagli, essendo stata indicata come testimone dell’accusa.(s.c.)

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