Il Tirreno

Pontedera

Fattoria Gaslini la triste morte annunciata

di Paolo Falconi
Il degrado in cui versa la fattoria Gaslini
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Il degrado in cui versa la fattoria Gaslini

L’acquisto, 10 anni fa, da parte della Provincia non ha avuto alcun effetto sul degrado

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PALAIA. In fondo al tunnel doveva esserci la tanto attesa luce, quando dieci anni fa - era il 21 dicembre 2004 - la Provincia di Pisa, con la partecipazione del Comune di Palaia, acquistavano la bella fattoria di Montefoscoli: un’ottantina di casolari, la casa padronale per oltre 20mila mq complessivi e 611 ettari, gestita fino ad allora dalla Fondazione Gaslini di Genova, la medesima che ancora oggi sovrintende all'ospedale pediatrico famoso in tutto il mondo.

Una fattoria estesa attorno al borgo di Montefoscoli dove le caratteristiche geologiche, le dolci colline, l'alternanza armonica ed equilibrata di vigneti, oliveti, seminativi e boschi in cui traspare la mano antica dell'uomo, rendono ancora oggi questo angolo della Valdera uno tra i più suggestivi della provincia.

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Le illusioni della politica. Ma quella luce non si è mai accesa ed è riuscita ad... abbagliare solo qualche ingenuo che credeva che le cose potessero cambiare, e i già accecati dalla politica che pensavano che l’ente pubblico potesse scrivere la parola fine a un lento quanto inesorabile declino delle medesima fattoria.

Cosa è stato realizzato in questi 10 anni? Il rifacimento qua e là di alcune porzioni di copertura del centro aziendale; la vendita di 6 case coloniche attraverso specifici bandi per necessità economiche. E se qualcosa di importante è stato fatto, come i nuovi vigneti, è pur vero che si tratta comunque di un lavoro a metà, perché la fattoria non è mai stata dotata di una cantina.

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In dieci anni non si è riusciti ad andare oltre a qualche cena durante l’anno nelle sale del palazzo padronale per gruppi legati in qualche modo alla Provincia. Sinceramente un po’ troppo poco.

La situazione a Montefoscoli. Ma, sotto gli occhi di tutti gli abitanti di Montefoscoli (e di chi su colle ogni tanto arriva per la visita ai parenti oppure per una gita nel pomeriggio di domenica), si è fatto strada il pensiero di un degrado crescente e inarrestabile. Basta solo pensare che se nel 2004, le case coloniche in prossimità del paese si presentavano apparentemente in "buone condizioni" rispetto a quelle in aperta campagna: ora mostrano gravi segni di cedimento: nelle coperture, così come nei solai, nelle strutture verticali, come nelle case di Vallaia, Poggiale, Casetta, Carfalo, Fornace, solo per citarne alcune tra le più rappresentative. Tra qualche anno anche questi fabbricati diverranno irrecuperabili, come già lo sono la maggior parte, perdendo un patrimonio rurale autentico senza pensare all'identità specifica di questo territorio.

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Segni del degrado anche nel centro abitato. Da un po’ di tempo e il degrado ha raggiunto - come era prevedibile - anche l'ambito urbano: l'incuria e l'indifferenza hanno trovato anche qui, terreno fertile. Una leggerezza inaccettabile che da alcuni anni sta divorando sempre più il centro aziendale della società Fondi Rustici: la sorprendente villa-fattoria, che oltre ai consueti spazi, un tempo necessari alla lavorazione dei prodotti della terra e alla loro conservazione, comprende il prestigioso appartamento padronale con annesso salone e galleria su una superficie complessiva di oltre 900 mq. Che anni addietro furono usati per alcuni interni del film “N” di Paolo Virzì.Poi è venuto meno gran parte del magazzino adiacente la limonaia; porzioni della copertura dei granai e di una stanza di servitù.

Quel crollo a due passi dalla chiesa. Ma un crollo ancora più grave, proveniente dal piano superiore delle soffitte, lungo via Foscolo Scarpetta (non molto lontano dalla chiesa parrocchiale di Montefoscoli), lo scorso dicembre, ha distrutto un'intera volta a padiglione del primo salotto della galleria, compromettendo per di più anche il ciclo pittorico parietale a causa della percolazione dell'acqua.

Di fronte a queste ripetute e gravi avvisaglie, che colpiscono la stabilità della struttura e l'intero ciclo pittorico visibile e non visibile che vi si conserva, di una freschezza e di una vivacità cromatica indiscussa, (come fa notare un architetto del posto) come è possibile restare in silenzio? Intanto la volta rovinata con le sue pitture, non esiste più, e più difficilmente potrà essere riproposta nelle sue fattezze originali.

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Le “rughe” del grande salone. Se i solai del frantoio sono oggi compromessi o crollati, anche il grande salone, simbolo per eccellenza dello status dei vecchi proprietari, assieme allo "stanzone" superiore, mostrano da tempo segnali inquietanti; come la sempre più precaria colombaia del "Corsino" e di quelle persiane che, lasciate perennemente in balìa del vento, cadono a pezzi al suolo o sulla via mettendo a repentaglio il passaggio dei pedoni e delle auto.

Così come la splendida galleria interamente dipinta, sottoposta a continue infiltrazioni e distacchi d’intonaco, la copertura della limonaia già in gran parte andata distrutta, il sottostante vicolo Meoli, chiuso da anni, su cui incombe il crollo dell'alto muro di cinta della fattoria. E menomale che il complesso di architetture è riconosciuto dalla Soprintendenza di grande valore storico-artistico.

Insomma, ciò che veniva imputato a suo tempo alla gestione della Fondazione Gaslini Genova è cresciuto in maniera esponenziale con l’acquisto da parte della Provincia. E neppure i più ingenui ora come ora possono sperare in un recupero di quel patrimomio come è avvenuto, per restare sul territorio di Palaia, con il recupero della ex-fattoria di Colleoli e quella di Alica, avviati da soggetti privati: seppure con finalità diverse, hanno riportato alla vita un patrimonio storico-architettonico destinato altrimenti alla rovina; ma anche il borgo di Villa Saletta, dove la proprietà, nonostante tardi l'avvio del recupero generale, ha comunque avuto l'avvertenza di salvaguardare le coperture dei fabbricati.

Un futuro da scongiurare. Nessuno dei montefoscolesi, nel frattempo con l’età media irrimediabilmente alzata, vuol vedere la fattoria di Montefoscoli, rassomigliare alla Villa Giuli di Lorenzana (acquistata nel 1980 dal Comune senza mai intervenirvi per essere poi rivenduta nel 2009 a una società privata) ridotta dalla bella villa qual era col suo magnifico giardino, a un fabbricato invaso dalla vegetazione coi tetti e solai sfondati. Anche a Montefoscoli la fattoria è stata alla base della storia urbana del paese e per secoli, il cuore, l'anima e l'identità economica di una comunità. Ora non è più possibile aspettare ancora. Al di la dello sforzo economico avviato in queste ultime settimane per porre riparo agli ultimi cedimenti, è altrettanto inammissibile continuare a intervenire ogni volta a danno avvenuto.

E il grido dei montefoscolesi, che non vogliono esporsi con dichiarazioni, è uno solo: «Al di sopra di ogni difficoltà, al di sopra di ogni trattativa di cessione ancora in corso, si sappia garantire a noi cittadini una concreta strategia di conservazione dell'intera struttura. Iniziando da subito: perché una modesta nevicata, o una pioggia intensa, come spesso accade sempre più frequentemente da alcuni anni, può generare ulteriori crolli, compromettendo nuove parti significative del complesso. Non si perda tempo prezioso: quando le condizioni lo permetteranno, ci sarà il tempo utile per valutare in totale sicurezza come proseguire e attuare una possibile riconversione di questa grande struttura».

Non resta che aspettare e confidare nell’arrivo di qualche russo o emiro visto che stanno muovendosi nel mondo occidentale e comprano.

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