Attenzione
Festino in villa, la memoria della presunta vittima si ferma a quel bicchiere di vino rosso poi il vuoto
Parla per tre ore davanti ai giudici la presunta vittima dello stupro di gruppo. Del fatto sono accusati due ventenni agli arresti domiciliari e ora a giudizio
PONTEDERA. «Ricordo bene quella notte ma solo fino a quando ho bevuto un bicchiere di vino rosso dopo la Schweppes e la Vodka. Da quel momento è come se ci fosse il vuoto. Mi sono ripresa solo quando sono arrivata dalla mia mamma all’ospedale. Poi è stata la mia amica a dirmi cosa era successo».
Per tre ore la vittima del presunto stupro in villa, di cui sono accusati due ventenni, è stata ascoltata - per questa parte l’udienza si è svolta a porte chiuse - dai giudici del primo collegio del tribunale di Pisa, presieduto da Pietro Murano, a latere Mirani e Poggi.
[[atex:gelocal:il-tirreno:pontedera:1.11017404:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.11017404:1652083128/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Un primo passo nel tentativo di ricostruire quello che è successo la notte tra il primo e il 2 luglio 2014, nella casa di campagna dei nonni di uno degli imputati, a Santa Maria a Monte, durante un presunto festino in cui, dopo la querela, è spuntato il Ghb. La droga della stupro, trovata in esigue percentuali nelle bottiglie, ha stravolto la vita dei quattro protagonisti: la vittima e un’amica, testimone chiave del processo, e i due imputati Mattia Rizza e Edoardo Nieri, ventenni di Pontedera, rimasti in carcere con questa accusa per circa otto mesi e ancora agli arresti domiciliari.
È stato dunque un lungo esame quello condotto dal pubblico ministero Aldo Mantovani che ha chiesto alla parte offesa di ripercorrere la vicenda, pur con il limite delle amnesie, seguito dal controesame dei difensori dei due ragazzi, gli avvocati Tullio Padovani e Anna Francini per Nieri, Angela Maria Odescalchi e Salvatore Salidu per Rizza. Dopo tanti mesi i quattro ventenni si sono trovati di nuovo faccia a faccia in un’aula di tribunale. Distanti e convinti di ragioni diverse.
[[atex:gelocal:il-tirreno:pontedera:1.11017403:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.11017403:1652083128/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Da una parte le amiche sono certe che quella notte i due amici hanno indotto la ventenne a compiere atti sessuali contro la sua volontà, abusando cioè della sua inferiorità psichica per la presenza del Ghb nelle bibite. Dall’altra i ragazzi “gridano” la loro innocenza. «All’esito del processo risulterà che il fatto non sussiste», ha detto l’avvocato Salidu dopo una lunga schermaglia tra le parti sulle questioni preliminari. Mentre l’avvocato Padovani si è opposto alla richiesta della parte civile di un processo a porte chiuse per tutelare la presunta vittima delle violenze sessuali.
[[atex:gelocal:il-tirreno:pontedera:cronaca:1.11017441:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pontedera/cronaca/2015/03/10/news/festino-in-villa-a-giugno-l-esame-della-testimone-chiave-1.11017441]]
«Il processo deve essere pubblico – ha detto – tutte le circostanze della vicenda sono state squadernate sui giornali ed è stata dolorosa per tutte le parti in gioco. Gli imputati hanno diritto di rivendicare la pubblicità delle udienze, è una garanzia per loro e per la comunità».
La parte offesa è stata sentita a porte chiuse su richiesta del suo legale, avvocato Antonio Cariello. Un lungo racconto servito ad inquadrare la serata e il contesto successivo che ha convinto la giovane, che può contare sul sostegno della famiglia, a denunciare gli amici. Alla fine dell’udienza la giovane - in giacca e pantalone scuro e senza un filo di trucco - ha accettato in maniera serena, anche se ha ammesso di essere provata dalla lunga udienza, di rispondere ad alcune domande dei cronisti.
[[atex:gelocal:il-tirreno:pontedera:cronaca:1.11017474:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pontedera/cronaca/2015/03/10/news/udienze-pubbliche-a-garanzia-degli-imputati-1.11017474]]
«Ho ripetuto le cose che già si conoscono. Purtroppo la mia memoria si ferma a quel bicchiere. La mia amica mi ha detto cosa era successo - ha detto - non ricordo l’atto sessuale in sé. Mi ha raccontato che sono caduta nelle docce della piscina e in effetti avevo un dolore forte alla testa e all’anca destra, dalla parte in cui ero caduta. I ragazzi ci hanno accompagnato a casa dopo che mi sono sentita male. Mattia guidava la mia auto e c’era anche la mia amica. Edoardo aveva preso la sua auto che quando siamo andati a Santa Maria a Monte aveva parcheggiato al Cineplex a Pontedera». Il resto di questa brutta storia è affidato alla testimonianza dell’amica. L’udienza è stata aggiornata al 29 giugno.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
