Sicurezza
Accusato di devastazione: assolto e rimesso in libertà
Palaia: dopo tre anni e mezzo di detenzione Carlo Seppia è stato riconosciuto non colpevole nell’incendio di un veicolo dell’Arma, ora chiederà i danni
PALAIA. Da lunedì 9 marzo Carlo Seppia, 29 anni, studente, è un uomo libero. Dopo una lunga battaglia giudiziaria e una lunga detenzione, è stato in custodia cautelare dall'arresto, cioè dal 27 ottobre 2011 ad oggi, è stato assolto dalla Corte di Appello perché il fatto non sussiste sia dal reato di resistenza aggravata a pubblico ufficiale che dal reato di devastazione. A darne notizia con una certa soddisfazione è l’avvocato Silvia Davini di Pisa che fin dall’inizio aveva sostenuto l’estraneità del giovane ai fatti che gli erano stati contestati. Il giovane, che è originario di San Miniato e abita a Palaia, era stato arrestato a Roma in piazza San Giovanni in seguito a una manifestazione degli Indignados del 15 ottobre 2011.
Era stato riconosciuto tra i manifestanti da una foto pubblicata da un quotidiano e accusato di avere partecipato all’incendio di un blindato dei carabinieri. Seppia venne accusato di resistenza aggravata a pubblico ufficiale e devastazione, per aver contribuito “ad alimentare l’incendio” del blindato.
«Il mio cliente è rimasto per oltre tre anni sottoposto a misura di custodia, gran parte di questo tempo è rimasto in carcere, senza che ci fossero le prove del reato. L'esito era prevedibile dopo che la Cassazione nel maggio scorso aveva annullato la sentenza di Appello rinviando ad un’altra sezione della Corte per difetto ed incongruità della motivazione della sentenza di condanna. Oggi c’è una grande soddisfazione ma rimane l'amarezza per questi tre anni di detenzione cautelare assolutamente ingiusti. Nel processo non c'erano pubblici ufficiali feriti e non sono mai stati riconosciuti danni materiali riconducibili alla condotta dell'imputato, condotta che è stata oggi riconosciuta, conformemente a quanto già la Cassazione aveva rilevato, penalmente irrilevante».
LEGGI ANCHE La difesa dello studente: "Quel liquido era una bibita"
L’avvocato spiega che il suo cliente chiederà i danni allo Stato per l’ingiusta detenzione. Quasi un anno fa la Cassazione aveva annullato il processo di secondo grado e la sentenza di condanna emessa nei confronti dello studente che ha sempre negato di avere preso parte attiva all’incendio del blindato dell’Arma. Ma l'uomo negli stessi giorni della sentenza della Suprema Corte era stato arrestato e portato in carcere per avere violato il divieto di colloqui con estranei mentre si trovata agli arresti domiciliari ad Alica, nel comune di Palaia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
