Il dolore
Allarme: Firenze fa le scarpe a Pisa
Il distretto del calzaturiero perde terreno rispetto a Fucecchio e Certaldo
CASTELFRANCO DI SOTTO. Nel settembre del 2013 la battaglia (persa) per non far chiudere la loro azienda. Nei mesi successivi la lotta per trovare uno spiraglio al dramma di aver perso il posto. La storia dei lavoratori del calzaturificio Lorbac di Castelfranco di Sotto offre mille spunti di riflessione, ma anche un dato di fatto che apre una polemica tra le eterne rivali, Pisa e Firenze, che nel comprensorio del Cuoio convivono fianco a fianco, visto che qui sono al confine: dei 60 ex dipendenti del calzaturificio castelfranchese circa 20 hanno trovato un contratto a tempo determinato, ma solo pochissime unità in aziende dello stesso settore della provincia di Pisa, il resto tutti nella provincia di Firenze. «Se i calzaturifici pisani non si danno una mossa rischiano di finire male», spiega Loris Mainardi, esponente della Cgil.
E i numeri del settore calzaturiero pisano confermano i timori di Mainardi, ma anche degli operatori. Secondo l'Osservario di Intesa San Paolo, infatti, le esportazioni della scarpa pisana sono in picchiata. Dopo aver chiuso il 2013 con un +1,9% rispetto al 2012, nel primo trimestre 2014 si è verificato un -30,1%, nel secondo un -27,1% e nel terzo un -37,9%. Secondo il sindacalista, le aziende legate alla produzione di scarpe di Certaldo e Fucecchio vanno meglio di quelle dislocate tra Castelfranco di Sotto, Ponte a Egola e Santa Maria a Monte, perché fanno più squadra e perché hanno saputo rinnovarsi nell'articolistica, agganciando la scia delle griffe e delle corpose commesse che produce il mondo del lusso.
«Anche se legarsi esclusivamente a questo filone produttivo può essere pericoloso nel lungo periodo», sottolinea Mainardi, che aggiunge: «In provincia di Pisa sono pochissimi i calzaturifici a non avere problemi o ad avere prospettive molto interessanti per il futuro. Mentre tantissimi di quelli storici e di grande prestigio o hanno chiuso oppure hanno visto ridursi i loro volumi in maniera notevole. Certo, c'è la crisi russa, ma esiste anche un problema strutturale. E questo deve far riflettere, prima che la situazione diventi davvero difficile e che non abbia più soluzioni. Il Consorzio dei calzaturieri pisani deve tornare ad avere un ruolo più rilevante».
Nel prossimo futuro un beneficio al comparto dovrebbe arrivare dal Polo tecnologico conciario, nella cui nuova sede a Santa Croce sull'Arno sarà realizzata una manovia sperimentale che aiuterà a sviluppare ricerca e innovazione. La speranza è che non sia troppo tardi, dopo l'ennesimo caso di crisi verificatosi al calzaturificio Marros, che realizza scarpe con marchio Tremp, che sta mettendo a rischio 40 posti di lavoro se non si troverà un socio che affianchi l'attuale proprietà.
Andreas Quirici
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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