Il Tirreno

Pontedera

Samir, vittima del porta a porta: "Rischio di fare la fame"

Andreas Quirici
Samir, vittima del porta a porta: "Rischio di fare la fame"

Pontedera: ex muratore tunisino tira avanti cercando qualcosa tra i rifiuti per venderlo ai robivecchi. "Con la differenziata è tutto più difficile"


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PONTEDERA. «Non c'è niente. Niente!». Samir ha gli occhi in fuori mentre stacca un filo elettrico da un vecchio lampadario che qualcuno ha appena gettato nel cassonetto di via Ungaretti, dov’è iniziato il porta a porta da due giorni. L'uomo è un tunisino, abita a Ponticelli con la moglie e 2 figli, uno di 4 e l'altro di 9 anni. Ogni mattina parte in bicicletta alle 5 per girare i paesi della zona per cercare qualcosa tra i rifiuti e rivenderlo al robivecchio. Ma da quando c'è la "moda" della raccolta differenziata con l'eliminazione dei cassonetti è tutto più difficile. Quasi impossibile.

La bici con cui si muove ha un portapacchi attrezzato con 2 buste capienti. Ma la ricerca deve stata scarsa. Si ferma ai cassonetti di via Pacinotti, ci sono alcuni sacchetti sul marciapiede. Una scena abbastanza ricorrente Fuori del Ponte, ma tutto sommato il porta a porta sta procedendo bene. L'uomo fruga un po' e si dirige in via Ungaretti. Infila la testa nella campana blu senza cavarne nulla. Poi apre il cassonetto dell'indifferenziata e trova il lampadario col filo elettrico.

«Per un metro di questo il robivecchio mi dà 20 centesimi - dice - Ma ormai non si trova quasi più niente e io non so che fare, perché la mia famiglia aspetta i soldi che porto per mangiare». Effetti del porta a porta che riduce i rifiuti, oltre che i cassonetti dove cercare qualcosa da rivendere.

Samir è un ex muratore che ha perso il lavoro, senza più trovarne uno. I suoi figli non vanno a scuola, perché non ha soldi per mandarceli. «Ho il permesso di soggiorno e tutti i documenti in regola - dice - ma non ho un lavoro e sono costretto a fare questo tutti i giorni»". In strada dalla mattina alla sera: è l'unica fonte di sostentamento, ma è estremamente dipendente da quello che le persone gettano via. «Ormai guadagno pochi euro al giorno - racconta - Ma senza un lavoro non so come potremo andare avanti».

 

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