Sicurezza
Dino Lessi, dieci anni senza un maestro
Per mezzo secolo protagonista assoluto della cultura non solo sul nostro territorio
di DINO DINI
Il 21 marzo del 2005, primo giorno di primavera, alla bella età di 104 anni scompariva Dino Lessi, personaggio di grande statura nel campo dell'organizzazione dello spettacolo, che con esperienza e passione per oltre un cinquantennio era stato protagonista assoluto nella diffusione della cultura teatrale, musicale e cinematografica in tutto il nostro territorio e non solo. A dieci anni dalla morte sento quasi il dovere di scrivere di lui perché durante la sua lunga vita, in varie occasioni, si era ripetutamente raccomandato che, quando fosse arrivato il momento, avrei dovuto tenere la sua orazione funebre.
Naturalmente scherzavo su questo argomento ma lui insisteva ma purtroppo, quando in quel marzo del 2005 mi trovai al suo funerale nella chiesa di Santa Teresa di Rosignano Solvay gremita di tutti i suoi tanti amici, ero talmente emozionato che non riuscii ad esaudire la sua volontà. Da allora un po' di rimorso si è fatto largo nella mia coscienza ed oggi mi auguro di riscattarmi. Conobbi Dino quando avevo sedici anni. Sul palcoscenico del teatro Solvay stava mettendo in scena la "Cena delle beffe" di Sem Benelli. Protagonisti attori locali.
A Lessi servivano come comparse due guardie medicee che nel secondo atto dovevano arrestare Neri e un mio coetaneo ed io avremmo dovuto interpretare quel ruolo. E così fu quella sera in cui andammo in scena davanti a una platea stracolma.
Ma quando scesi nei camerini per togliermi il costume del '500 arrivò Lessi che mi disse tutto arrabbiato: "Sei proprio un contadino! Hai fatto la guardia medicea con l'orologio al polso". Da allora imparai che la parola "contadino" spesso affiorava (sempre bonariamente) sulle sue labbra. Nato a Volterra, sosteneva infatti che da una città piena di storia come la sua, egli era sceso nella palude di Rosignano a insegnare un po' di teatro e un po' di musica a quel popolo di "contadini". Qualche anno dopo la mia anacronistica interpretazione della guardia medicea modernizzata con un orologio da polso, cominciai a frequentarlo molto più assiduamente perché diventai responsabile della cronaca di Rosignano sul "Tirreno" di allora.
Lo seguivo con passione nel suo lavoro di programmatore di film, drammi, commedie, riviste, concerti, operette e opere liriche, quest'ultime portate anche sui palcoscenici di Volterra, Pontedera e Piombino. Se qualche volta scrivevo un articolo un po' troppo critico su un film o uno spettacolo teatrale, mi prendevo naturalmente le sue rabbuffate. Lessi era senz'altro scontroso, scorbutico, passionale, ma nello stesso tempo sincero, appassionato, competente, affettuoso, disponibile e soprattutto onesto e leale. Ogni mese pubblicava la programmazione degli spettacoli su un volantino a due pagine che andava a ruba fra gli spettatori a quel tempo assetati di cinema e di teatro. Di solito se c'era in programma una commedia importante mi chiedeva di farne la presentazione che veniva stampata nell'ultima pagina. Nel marzo del 1955 era in cartellone "Sei personaggi in cerca d'autore" di Pirandello con Renzo Ricci ed Eva Magni e lui mi chiese il "pezzo" dicendomi: "Spiegalo bene questo dramma sennò questi contadini non ci capiranno niente". Più tardi ebbi l'onore e il piacere di pubblicare con la mia casa editrice "Il Gabbiano" un libro di questo grande direttore. Lo intitolai "Una vita per il teatro all'ombra delle ciminiere" ed era una accurata rassegna di tutta l'attività teatrale che egli aveva realizzato. Chiesi la prefazione al professor Demiro Marchi che fece un ritratto perfetto dell'autore ed un puntuale commento del suo lavoro.
Il volume fu presentato nel 1999 al teatro Solvay pieno di pubblico. Fu per Lessi un grande successo. Unica nota triste l'assenza di Demiro che era deceduto qualche giorno prima. Un'altra bella festa ebbe luogo al "Solvay" nel 2001 in occasione del suo centenario. Nella sua carriera ebbe molti riconoscimenti fra cui la nomina a Cavaliere firmata da Segni che in seguito gli consegnò anche la medaglia d'argento per il cinema. Saragat gli consegnò la medaglia d'oro per il teatro e Leone la medaglia d'oro per la musica. Infine nel 1981 ebbe la nomina a Commendatore firmata da Pertini. Il direttore Dino Lessi con il suo particolare carisma si identifica con la storia del glorioso teatro Solvay fin dalle sue origini che risalgono al 1928. In quel lungo periodo di fervido lavoro questo grande personaggio, con la sua presenza costante e qualificata, insegnò a tante generazioni a considerare il teatro non solo come luogo di aggregazione ma anche e soprattutto come tempio del pensiero e della conoscenza.
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