Il Tirreno

Pontedera

«Volevo stare da sola»

di Sabrina Chiellini
«Volevo stare da sola»

Disorientata ma in buone condizioni, dopo ore di pianti, paure e pentimenti

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BIENTINA. Il giallo della scomparsa di Silvia Spadoni, 27 anni, dipendente della Pubblica Assistenza di Cascina, si è chiuso nella notte tra domenica e ieri, dopo tre giorni di ricerche e di scrupolose indagini per non lasciare niente al caso. Per ricostruire ogni particolare della vita di Silvia e del suo fidanzato, Jacopo Gentile, 31 anni, meccanico, che è stato l’ultimo a vederla dopo un litigio, la sera di giovedì 19. Se il giovane non fosse stato così geloso da arrivare a controllare il cellulare di Silvia, se gli amici e i colleghi della giovane non avessero tirato fuori storie di continui litigi tra i due e di alcuni episodi in cui la soccorritrice si era presentata al lavoro con segni di percosse, forse in questa storia, considerato che la donna è maggiorenne, avrebbe prevalso l’ipotesi dell’allontanamento volontario. Con il passare delle ore e il prolungato silenzio di Silvia i genitori hanno cominciato a preoccuparsi. Venerdì hanno cercato la giovane in tutta la provincia, dopo aver chiesto aiuto ai carabinieri. Sabato mattina il padre di Silvia e il convivente hanno formalizzato la denuncia di scomparsa. Troppi particolari non convincevano: il telefono di Silvia era rimasto spento dalla sera del 19. Non aveva mai chiamato a casa, lei che era abituata a mandare anche sei o sette messaggi al giorno alla madre. La sua Matiz non si trovava. Dall’altra parte c’era Jacopo, che anche oggi si dichiara innamorato dell’autista soccorritrice, che all’inizio ha avuto timore a raccontare del litigio e si è deciso a dire la verità a Luigino Spadoni, padre della donna, a mezzanotte. È questa l’unica incertezza. Perché poi il giovane, anche quando i carabinieri e il pm Paola Rizzo lo hanno tenuto in caserma per quasi 15 ore, non è mai caduto in contraddizione. Ha pianto, si è disperato, ma ha sempre detto di non averle fatto del male. Di averla vista andare via dopo che aveva sbattuto la porta di casa.

Gli investigatori si erano convinti domanda dopo domanda che stesse dicendo la verità. Ipotizzavano che Silvia si sarebbe presentata al lavoro la mattina del lunedì, come sempre, una volta passata la crisi di riflessione. La svolta è arrivata nella notte grazie all’intuizione del maresciallo dei carabinieri Giovanni Maria Paci. Mentre stava andando al lavoro, sul treno diretto a Firenze da Pisa, ha riconosciuto nella donna dai capelli biondi con la tuta arancione da soccorritrice la giovane che sembrava scomparsa nel nulla. L’ha avvicinata, ha cercato di farla parlare e quando è stato sicuro ha chiamato i colleghi dando la buona notizia. «Sono stata in centro a Firenze – sono le parole di Silvia – non so perché ho fatto questo, volevo stare da sola. Poi ho finito la benzina, di notte, ho lasciato l’auto e ho cominciato a girare a piedi. A Firenze mi fermavano per chiedermi informazioni. Non credevo che qualcuno mi stesse cercando». Poi, ha aggiunto: «Ho preso il treno più volte, indecisa se tornare a casa. Forse sarei andata a Roma». La donna ha confermato la storia del litigio per soldi e per le numerose chiamate trovate sul suo telefono e arrivate dallo stesso numero.

L’inizio di una lunga notte. Fatta di pianti, pentimenti, spiegazioni e di paure nel dover affrontare la realtà e le reazioni di chi si è trovato coinvolto nella scomparsa.

Poco dopo le due di ieri mattina Silvia, accompagnata dai carabinieri di Bientina e del nucleo investigativo del comando provinciale di Pisa, è arrivata al pronto soccorso di Cisanello. La giovane appariva disorientata, confusa. Diceva di non ricordare dove aveva gettato il cellulare (che il fidanzato aveva controllato trovando numeri che non lo convincevano) e non sapeva dire dove era la sua Matiz. Intanto, a casa Spadoni si festeggiava prima di raggiungere Silvia all’ospedale. Il primo ad andarle incontro è stato il fratello. Un grande abbraccio e il tentativo di tenere tranquilla la giovane. Più si rendeva conto che in tanti l’avevano cercata e che su Jacopo erano nati gravi sospetti e più lei si angosciava. «Grazie a chi ci ha aiutato nelle ricerche, a cominciare dai carabinieri». Silvia, come Jacopo, non se l’è sentita di rivedere subito il convivente. Nella sua testa tante domande, a cominciare da quella su come sarà la reazione dell’uomo. «Ero stanca, non sono riuscita a tornare a casa, non so nemmeno io come mai».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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