Il Tirreno

Pontedera

Non giocano in segno di rispetto ma il giudice li punisce

Rino Bucci
Non giocano in segno di rispetto ma il giudice li punisce

In una lettera la rabbia di un dirigente del Ponteginori: « Una decisione presa per stare vicini a un nostro compagno. Sua madre era in fin di vita, poi è morta»

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PONTEGINORI. Ci sono fatti, storie e vicende che vanno ben oltre una partita di calcio, perfino in Italia. E poi ci sono verdetti che seguono il solco tracciato dai regolamenti sportivi ma che, a volte, lasciano l’amaro in bocca. Perché in certi casi il buonsenso sembra essere così lontano anche se si tratta di un campionato Uisp dove l’unica molla a muovere i calciatori e i dirigenti è una grande passione.

Questa storia la racconta un dirigente del Gruppo Sportivo Solvay Ponteginori, Enrico Bandini. Siamo tra le curve a cavallo tra la provincia di Pisa e quella di Livorno e tra il fango dei campi del campionato Uisp “Terre Etrusco Labroniche”, seconda categoria amatori.

La vicenda. Il 14 febbraio il Ponteginori avrebbe dovuto giocare in trasferta sul campo del Montemazzano. Il pomeriggio del giorno prima, però, squilla il telefono di Bandini. Dall’altro capo della cornetta una voce lo informa che la madre di uno dei giocatori è in fin di vita. Nella formazione si fa largo lo sgomento e, alla fine, si decide di non giocare.

«Ho chiamato un esponente della Lega Uisp di Cecina - scrive Bandini - e gli ho esposto il fatto comunicandogli che non avremmo preso parte alla gara l’indomani. Il mio interlocutore mi suggerì di accordarmi con gli avversari perché, per regolamento, per non disputare la gara non esisteva altro modo di un comune accordo fra le due squadre».

A quel punto il dirigente del Ponteginori contatta “il collega del Montemazzano”, prova ad accordarsi. «Lo chiamai per informarlo della tragedia che della nostra decisione chiedendogli nel rispetto del dolore dei ragazzi e non solo, se fossero disponibili a spostare la gara in altra data». L’interlocutore si dimostra sensibile e accetta la proposta di Bandini che contatta nuovamente il funzionario della Uisp spiegandogli che l’accordo per il rinvio era stato trovato e di disporre la documentazione.

L’epilogo. «Dopo alcuni minuti l’esponente della Lega con cui avevo parlato mi inviò un sms che diceva testualmente: “mi dispiace ma loro vogliono disputare la gara”. Da parte del Montemazzano niente, nemmeno uno squillo e nemmeno il giorno dopo, non si sono proprio fatti vivi», conclude Bandini.

Passano poche ore e la madre del giocatore muore «ma sicuramente starà ancora vivendo con gli organi donati e già impiantati per la salvezza di altri», conclude il dirigente. Ai giocatori del Ponteginori oltre al grande dolore per l’amica e una tifosa morta arriva anche la beffa della sconfitta a tavolino per non essersela sentita di prendere a calci un pallone mentre una persona conosciuta esalava l’ultimo respiro.

«Storia esemplare». «La parte umana ha avuto il suo percorso con gli strascichi che una morte così rapida di una persona ancora giovane poteva lasciare ma la cosa disgustosa, a mio avviso - dice il dirigente - è che, a questi livelli, esista ancora chi preferisca vincere la gara a tavolino, senza sforzo, infischiandosene del dolore altrui. Un fatto del genere doveva essere considerato e valutato e capisco pure il rispetto del regolamento da parte dei nostri avversari ma nei campionati Uisp deve valere, oltre alla giusta competizione, anche e soprattutto, un sano rispetto dei valori umani. Credo che, in casi così gravi, sia la Lega, in qualunque momento, con autorità, a prendere la decisione di spostare le gare evitando il contenzioso fra le società».

 

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