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Pontedera

«Dipinto come un mostro ma dicevo la pura verità»

«Dipinto come un mostro ma dicevo la pura verità»

Delusione nelle parole del convivente Jacopo. «Hanno creduto che fossi stato io a farla sparire. Ma non l’avrei mai fatto del male. E suo padre mi ha sempre creduto»

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BIENTINA. «Ora voglio solo gridare la mia innocenza. Era la verità ciò che raccontavo: Silvia andò via dopo il nostro litigio. All'inizio ho pensato che fosse andata a comprare le sigarette e che dopo un po' sarebbe tornata. Invece sparì».

Negli ultimi tre giorni, da quando cioè la sua convivente era sparita nel nulla, la vita di Jacopo Gentile, 31 anni, meccanico di Bientina, è stata stravolta. Lui era l'ultimo ad avere visto Silvia che si era allontanata dopo una lite sbattendo la porta della casa dove i due abitano a Bientina, in via Polidori.

«Sono stato l'ultimo a vederla e posso anche capire che abbiano cercato di capire se tra noi era successo qualcosa di strano. Non comprendo invece i racconti dei colleghi di Silvia (due di loro hanno affermato che in più di un’occasione la giovane si è presentata al lavoro con segni di percosse, ndr), che mi hanno colpevolizzato. Hanno creduto che fossi stato io a farla sparire. Ma io non avrei mai fatto del male a Silvia. Non sono un mostro, come qualcuno mi ha descritto».

Sulla sua gelosia il giovane glissa, ma conferma che quella sera il litigio è nato per una questione di soldi. Jacopo voleva che Silvia chiedesse aiuto ai genitori per pagare l'affitto. Ma poi la discussione è passata su aspetti legati alla loro vita di coppia, alle telefonate e ai messaggi che la giovane aveva sul suo cellulare. Silvia, in un momento di rabbia, è uscita di casa e ha fatto perdere le proprie tracce. La donna racconta di aver gettato il telefonino e di aver vagato a lungo per strada nel centro di Firenze. «In questi giorni mi hanno attaccato ingiustamente, c'è stata anche una pubblicità negativa per l'officina dove lavoro a Bientina. Appena torno al lavoro, cioè da domani (oggi per chi legge, ndr), perché ora ho bisogno di un giorno di ferie, spero di incontrare tante persone che nel frattempo sono state informate della mia estraneità a tutta questa vicenda. Sono stati tre giorni terribili per me, ero disperato e lo sono anche ora per motivi diversi». Jacopo al momento non vuole incontrare Silvia. «Per fortuna suo padre era dalla mia parte – si sfoga Jacopo –, sapeva che non avrei mai potuto farle del male. La storia dell'occhio nero e dei graffi non so da dove nasca. Litighiamo come altre coppie. L'ho detto e ripetuto ai carabinieri più volte. Sono contento che Silvia sia viva, ma penso a quello che è successo a me: sono stato all'inferno e sono tornato».

I carabinieri hanno ascoltato a verbale decine di persone e la storia della gelosia di Jacopo e delle sue continue telefonate a Silvia è un fatto risaputo. «Sì, ma non l'ho picchiata come qualcuno ha detto – aggiunge il giovane –, non so cosa Silvia possa avere detto al lavoro. Certo i suoi amici e colleghi non mi hanno mai sopportato, dicono che da quando sta con me è cambiata. Non posso farci niente». Prima di vedere di nuovo la sua ragazza il meccanico si aspetta alcune spiegazioni. Sul suo profilo Facebook le ha rinnovato però il suo amore. «Vorrei capirne di più – dice –, vorrei sapere dove è stata, le ragioni vere di questo gesto. Per ora non me la sento di tornare con lei. Poi vedremo». Nel frattempo il padre del giovane si è messo in contatto con la famiglia di Silvia offrendosi di andare a recuperare la Matiz, visto che è titolare di un'officina. La donna dice però di averla lasciata a Firenze ma non ricorda esattamente dove.(s.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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