Toscana
Ragazza scomparsa, il fidanzato: "Sono estraneo alla fuga di Silvia. Suo padre mi ha sempre creduto"
Jacopo Gentile, il convivente della giovane via di casa per 3 giorni dopo una lite con lui, racconta come ha vissuto questi giorni: "Per ora non torno con lei, devo capire tante cose"
BIENTINA. “Ora voglio solo gridare la mia estraneità alla fuga di Silvia che è andata via dopo il nostro litigio, ma io fin dall'inizio ho detto la verità. Prima ho pensato che fosse andata a comprare le sigarette e che dopo un po’ sarebbe tornata. Invece è sparita”.
Negli ultimi tre giorni, cioè da quando la sua convivente era sparita nel nulla, la vita di Jacopo Gentile, 31 anni, meccanico, di Bientina, è stata stravolta. Lui era l’ultimo ad avere visto Silvia, che si era allontanata dopo la lite (la sera del 19) sbattendo la porta della casa dove i due abitano, a Bientina.
“Sono stato l’ultimo a vederla e posso anche capire che abbiamo cercato di indagare se tra noi era successo qualcosa di strano. Non comprendo invece i racconti dei colleghi di Silvia che mi hanno colpevolizzato. Hanno creduto che fossi stato io a farla sparire. Ma io non sono un mostro, come qualcuno mi ha descritto”.
Sulla gelosia il giovane glissa, conferma che quella sera il litigio è nato per una questione di soldi. Jacopo voleva che Silvia chiedesse aiuto ai genitori per pagare l’affitto. Ma poi la discussione è passata su aspetti legati alla loro vita di coppia, alle telefonate e ai messaggi che la giovane aveva sul suo cellulare e che Jacopo evidentemente aveva visto.
Silvia, in un momento di rabbia, è uscita di casa e ha fatto perdere le proprie tracce. Nemmeno l’appello del padre l’ha convinta a tornare. Una telefonata avrebbe convinto tutti che stava bene.
[[atex:gelocal:il-tirreno:pontedera:cronaca:1.10920633:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pontedera/cronaca/2015/02/23/news/abbiamo-litigato-per-le-telefonate-e-sono-andata-via-1.10920633]]
La donna racconta di avere gettato il telefonino e di avere vagato a lungo per strada nel centro di Firenze e di essere salita su più treni fino a quando un maresciallo dei carabinieri con una certa intuizione l'ha riconosciuta.
“In questi giorni mi hanno attaccato ingiustamente, c’è stata anche una pubblicità negativa per l’officina dove lavoro a Bientina. Appena torno lì, cioè da martedì 24, perché ora ho bisogno di un giorno di ferie, spero di incontrare tante persone che nel frattempo sono state informate della mia estraneità alla fuga. Sono stati tre giorni terribili per me, ero disperato e lo sono anche ora per motivi diversi”.
Jacopo al momento non vuole incontrare Silvia. “Per fortuna suo padre era dalla mia parte - si sfoga Jacopo - sapeva che non avrei mai potuto farle del male. La storia dell’occhio nero e dei graffi non so da dove nasca. Litighiamo come altre coppie. L’ho detto e ripetuto ai carabinieri più volte. Sono contento che Silvia sia viva ma penso a quello che è successo a me: sono stato all’inferno e sono tornato”. Una realtà con sfaccettature diverse emerge dagli atti delle indagini.
Alla Pubblica Assistenza di Cascina i carabinieri hanno sentito a verbale decine di persone: la storia della gelosia di Jacopo e delle sue continue telefonate a Silvia è un fatto risaputo. E la dipendente, come ha ammesso, ha avuto due richiami disciplinari per questa ragione. “Sì, ma non l’ho picchiata come qualcuno ha detto - aggiunge il giovane - non so cosa Silvia possa avere detto al lavoro. Certo i suoi amici e colleghi non mi hanno mai sopportato, dicono che da quando sta con me è cambiata. Non posso farci niente”.
Prima di vedere di nuovo la sua ragazza il meccanico si aspetta alcune spiegazioni. “Vorrei capirne di più - dice- vorrei sapere dove è stata, le ragioni vere di questo gesto”.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
