La manifestazione
Silvia è viva, trovata nella notte
L’ha riconosciuta un carabiniere su un treno che da Pisa era diretto a Firenze
BIENTINA. Silvia Spadoni, 27 anni, dipendente della Pubblica Assistenza di Cascina, è viva. È stata ritrovata nella notte. L’ha riconosciuta un carabiniere su un treno che da Pisa si stava dirigendo a Firenze.
Al momento del ritrovamento, la giovane era ancora vestita con la divisa da soccorritrice con cui si era allontanata giovedì sera da casa, a Bientina, dopo un litigio con il suo fidanzato e convivente, Jacopo Gentile, 31 anni, di professione meccanico. È apparsa in stato confusionale, non ricorda dove ha parcheggiato l’auto.
Venerdì l’autista soccorritrice, che ha un contratto a termine che deve essere confermato a primavera, aveva preso un giorno di ferie per stare vicina alla cognata che ha partorito, ma la giovane all’ospedale non c’è andata. Perché lei nel frattempo era scomparsa, insieme alla sua auto, una Matiz blu elettrico. Le ricerche in tutta Italia, e quelle più dettagliate condotte in un raggio di dieci chilometri dall’abitazione di via Polidori a Bientina, erano state fino a ieri sera senza esito.
E Silvia non ha risposto all’appello dei genitori. Nessuna telefonata, nessun sms. Era più che legittimo temere che non fosse nelle condizione di poterlo fare.
I carabinieri erano al lavoro per ricostruire la vita di Silvia, dalle amicizie ad eventuali frequentazioni. L’ultimo a vederla, dopo un litigio terminato bruscamente, è stato il convivente, Jacopo Gentile, 31 anni, meccanico di Bientina, anche se la sua famiglia è originaria di Calci. L’uomo è stato sentito dai carabinieri per circa quattordici ore. Non è indagato e si è dimostrato collaborativo. Ma ha dovuto ammettere particolari finora rimasti abbastanza riservati rispetto al rapporto che ha con Silvia. I due a volte litigavano violentemente. Il motivo scatenante delle discussioni risulta sempre lo stesso: la gelosia dell’uomo. E giovedì sera per quale motivo i due hanno litigato? Gentile ha raccontato che tutto è nato per una questione di soldi. Lui si è impegnato sostenendo il peso di un mutuo per la casa nuova e quello di un affitto. Ma c’è anche qualcosa di diverso che negli ultimi tempi ha minato la serenità dei conviventi. C’è un non detto che potrebbe avere a che fare con le amicizie della donna o con possibili messaggi e telefonate ricevute da Silvia. La donna aveva avuto in passato una relazione con un volontario della Pubblica Assistenza, tra i primi ad essere sentito dai carabinieri. Lui è a Cascina, non si è allontanato nel fine settimana. Anche un altro uomo molto legato a Silvia ha detto di non sapere dove lei possa essere.
Dalle testimonianze è emerso che Jacopo è un tipo abbastanza geloso, voleva sempre sapere con chi era di turno e cosa faceva. Un uomo dall’aspetto vigoroso ma con alcune debolezze: per esempio si rivolge a una cartomante.
Nel frattempo, però, sono venute alla luce verità che Silvia aveva nascosto alla famiglia, dalla quale si era allontanata. Incomprensioni superate recentemente. Quello con Jacopo (lui smentisce ufficialmente, sebbene agli investigatori abbia ammesso le frequenti liti) risulta un rapporto messo a dura prova. I colleghi di lavoro e le amiche lo hanno riferito ai carabinieri.
Il presidente della Pubblica Assistenza di Cascina, Leandro Comaschi, e il volontario Francesco Del Carratore, anche davanti alle telecamere Rai, hanno raccontato che la donna aveva riferito di essere stata picchiata dal convivente. Litigi e percosse che lei aveva tenuto nascosti ai familiari ma per cui si era confidata, dopo insistenti richieste, con i colleghi, pur senza presentare denunce.
«Al lavoro a volte è venuta con segni di percosse», hanno detto sia Comaschi che Del Carratore. Lei lavora come autista sulle ambulanze ed è capitato che i litigi telefonici siano stati sentiti dai colleghi.
«Ho ricevuto segnalazioni da parte di altri volontari - racconta Comaschi - secondo i quali lei spesso litigava al telefono mentre guidava nei servizi. Per questo – ha aggiunto il presidente – la convocai in presidenza per un colloquio, dopo aver raccolto altre voci secondo le quali si era presentata al lavoro con evidenti segni di percosse sul volto. Glielo dissi, dando il fatto per scontato, e lei non lo negò, spiegando però che il rapporto con il suo compagno funzionava molto bene».
Intanto la famiglia ha vissuto tra angoscia e incertezza. «Noi vogliamo ancora credere all’allontanamento volontario – aveva detto ieri mattina Luigino Spadoni, padre della giovane scomparsa – ma è tutto molto strano. Silvia è abituata a telefonare alla madre Maria almeno una o due volte al giorno. Da giovedì non si è fatta mai sentire e il suo telefono è sempre spento. Ecco perché abbiamo paura che possa esserle capitato qualcosa di grave».
Gentile ha respinto per tutta la giornata di ieri ogni ombra sul suo rapporto con la donna, anche se è stato lui stesso, pur modificando la prima versione del racconto, ad ammettere di aver litigato con Silvia e di averla vista andare via con la Matiz dopo avere sbattuto la porta di casa.
«Non posso parlare, c’è un’indagine», ha detto ieri. Fino a ieri sera non c’era nessuno che poteva confermare di averla vista uscire dal piccolo cortile davanti alla loro casa, in via Polidori.
In nottata, la notizia che tutti aspettavano con ansia.
Silvia è viva e sta bene, anche se ha sicuramente attraversato delle giornate in stato estremamente confusionale, visto che è stata rintracciata con ancora indosso la divisa della Pubblica Assistenza di giovedì sera e che non ha saputo dire dove ha lasciato la sua auto, una Matiz di colore blu elettrico.
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